Cosa cercano davvero i consumatori: il caso del pomodoro

Mai come in questi ultimi anni il legame tra alimentazione e benessere è diventata una leva di marketing fondamentale per i principali player della Grande distribuzione organizzata, soprattutto per quanto riguarda il comparto del “fresco”, l’area, per intenderci, dove si fa la spesa di frutta e verdura nei punti vendita (super ed ipermercati).

In realtà gli esperti di marketing non hanno fatto altro che assecondare la richiesta sempre crescente di alimenti “Healthy” (salutari) da parte di quella fetta di consumatori, anch’essa crescente, composta dai cosiddetti “flexitariani” (persone che scelgono di organizzare la propria alimentazione prediligendo frutta e verdura e dicendo addio in maniera, appunto, flessibile a carne e pesce, vedi: http://hmclause.com/it/nuovi-modelli-di-consumo-grande-opportunita-per-lortofrutta ).

Ecco che i nuovi “driver” per il settore ortofrutticolo diventano i prodotti con alto contenuto di innovazione, ne sono un esempio i prodotti di IV gamma come i “pre-cut” e i “ready-to-eat”, come, ad esempio, le insalate pronte da condire, le zuppe a scadenza breve o i burger vegetali freschi, referenze per le quali le vendite negli ultimi anni sono cresciute in modo esponenziale (vedi: http://hmclause.com/it/iv-gamma-quando-il-segreto-e-linnovazione).

Ovviamente prodotti innovativi e con alto contenuto di servizio, magari biologici o provenienti da filiere controllate hanno un costo, a parità di peso sull’omologo convenzionale, molto più elevato, ma nonostante quello che si potrebbe pensare, per i consumatori moderni il prezzo dei prodotti alimentari non è un fattore limitante. Secondo un recente studio del Censis, infatti, il cibo sta tornando in maniera prepotente al centro dell’attenzione, dopo essere passato in secondo piano rispetto ad altri beni (abbigliamento, vacanze, ecc.) negli ultimi decenni. Dal 2013 al 2016 le spese alimentari e per la ristorazione sono cresciute del 3,3%. Il 69,9% degli italiani prende in considerazione solo fattori diversi dal prezzo, in particolare la trasparenza, l’impatto sulla salute e la sicurezza. Per il 27,1% del campione contano i prezzi e un altro fattore tra quelli indicati, mentre soltanto l’1,3% sceglie solo in base al costo. Il 78,2% degli intervistati, sempre secondo l’Istituto di ricerca, è pronto a pagare qualcosa in più per alimenti con ingredienti di produttori o fornitori locali italiani (il 38,5% almeno il 5% in più – Fonte: Ansa e Censis, 2016).

Se innovazione, velocità nel consumo e attrattività legata alla salubrità dell’alimento sono diventati fattori strategici per il settore ortofrutticolo non bisogna dimenticare che da sempre ne esiste uno sul quali i consumatori non transigono, che è anche quello basilare quando parliamo di alimenti: il sapore.

Una recente Ricerca delle Università della Florida e della California per conto dell’Usda (Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America) ha cercato di individuare infatti quali sono i driver, o i fattori, che influenzano l’acquisto di ortofrutta da parte dei consumatori statunitensi.

Lo studio riporta che il gusto è il primo fattore che influenza l’acquisto. Il gusto del prodotto, da un arancia ad una melanzana passando per le carote, batte il prezzo e anche la percezione di “salubrità” (healthness) intrinseca del prodotto vegetale “tal quale” (Fonte: USDA Specialty Crops Project su International Food Information Council, 2016).

Facciamo un esempio pratico con il pomodoro da mensa che negli ultimi anni ha registrato in Italia un consumo domestico di 9 kg pro capite e un indotto di circa 1 miliardo di euro (rappresentando così il primo prodotto orticolo acquistato dalle famiglie italiane, escludendo la categoria IV gamma – Fonte: Osservatorio GfK-Macfrut – Monitor F&V di Agroter).

Negli Usa, guarda caso, il consumo pro capite annuo di pomodoro fresco è praticamente uguale a quello italiano: 20,5 pound procapite nel 2015 (fonte: www.statista.com/statistics/257302/per-capita-consumption-of-fresh-tomatoes-in-the-us ) che corrispondono a circa 9,2 kg.

Lo studio sopraccitato sottolinea come sia il gusto il fattore principale verso l’acquisto di pomodoro da mensa: alla domanda “Perché acquisti pomodoro” la risposta principale è “perché mi piace il gusto” mentre per quanto riguarda gli aspetti qualitativi più apprezzati troviamo la consistenza, che deve essere “soda” e l’assenza di difetti estetici. Tra i principali motivi di disaffezione verso questo prodotto troviamo l’assenza di sapore e la consistenza sbagliata.

Insomma, il consumatore tipo statunitense – e con tutta probabilità anche quello italiano – vuole pomodori saporiti, di un bel colore rosso e della giusta consistenza prima ancora di preoccuparsi della tecnica di coltivazione (bio o integrata), degli effetti positivi sulla sua salute o del prezzo allo scaffale.

Indagine Consumer Preferences Trends da scaricare

Fonte foto: Pixabay