Afidi e ragnetto rosso: come controllarli con gli insetti utili

Il controllo in serra di alcuni dei fitofagi più dannosi può essere effettuato, nel pieno rispetto della difesa integrata, tramite gli insetti utili. È necessario però utilizzarli nei modi e con le tecniche più appropriate

Female of the red form of the spider mite Tetranychus urticae. Scale : mite body length ~0.5 mm Technical settings :  - focus stack of 38 images - microscope objective (Nikon achromatic 10x 160/0.25) on bellow

Con la definizione «insetti ausiliari» si raggruppano gli insetti che predano o parassitizzano altri insetti o altri artropodi fitofagi permettendo di limitare l’uso degli agrofarmaci nella lotta integrata. L’argomento è vastissimo, come tante sono le specie oggi commercializzate per l’impiego in serra e in questo articolo cercheremo di affrontare alcuni aspetti.

Alcune tra le principali colture in serra (peperone, cetriolo, melanzana e pomodoro) possono essere attaccate da diverse specie di afidi e fra queste la più importante è Aphis gossypii (afide delle cucurbitacee). Si tratta di un fitofago molto pericoloso, soprattutto per la resistenza agli insetticidi e per l’elevata velocità di crescita che risulta sempre superiore a quella dei suoi nemici naturali.

Per questo motivo il controllo deve essere attivato tempestivamente e con grosse quantità di ausiliari, tra i quali ricordiamo gli imenotteri parassitoidi della famiglia degli afididi, in particolare Aphidius colemani e, quando le temperature superano per 5-6 ore al giorno i 27-28 °C, Lysiphlebus testaceipes.

Questi ausiliari possono essere impiegati in diversi modi, tra cui la tecnica delle introduzioni ripetute. Con questo metodo le introduzioni vanno effettuate a cadenza settimanale subito dopo l’avvistamento dell’afide sulla coltura ma spesso ci si trova a intervenire su colonie già in piena fase di crescita. Di conseguenza le quantità di ausiliari richieste sono piuttosto elevate (in genere non meno di 10 esemplari/m²).

Altra tecnica è quella delle introduzioni preventive, tramite la quale i parassitoidi sono introdotti ogni settimana in piccole quantità, prima ancora di aver avvistato il fitofago sulla coltura: in questo modo Aphis gossypii dovrebbe essere individuato dagli stessi ausiliari proprio all’inizio delle infestazioni. Dopo che l’agricoltore ha avvistato l’afide, i lanci proseguono a dosi più elevate fino al suo controllo. Questa tecnica non è sempre affidabile perché, per non risultare troppo costose, le quantità di parassitoidi introdotte preventivamente devono essere ridotte, per cui in realtà gli ausiliari difficilmente riescono a «sorvegliare » tutta la coltura. In ogni caso, le quantità complessive di parassitoidi da impiegare sono elevate e così questa tecnica risulta economicamente sostenibile solo per le aziende di grosse dimensioni.

Un valido metodo preventivo per impedire ad Aphis gossypii di sviluppare in breve tempo colonie difficili da contenere è la tecnica delle banker plants (Stary´, 1993). In pratica si utilizzando piante infestate artificialmente di afidi, innocui alla coltura da reddito, sui quali vengono fatti sviluppare uno o più nemici naturali di Aphis gossypii.

Di solito subito dopo l’avvistamento dell’afide, si procede con un paio di introduzioni aggiuntive di parassitoidi a sostegno di quelli sfarfallati dalle stesse banker plants (in genere per un totale di 2-3 esemplari/m²) (Chiarini e Conte, 1999; Conte et al., 1999).

Un altro ospite decisamente sgradito in serra è il Tetranychus urticae, anche conosciuto come ragnetto rosso. Questo acaro presenta diffuse popolazioni resistenti ai prodotti fitosanitari e un’elevata velocità di crescita, in particolare quando il clima è caldo e secco. Al contrario, il clima umido e, soprattutto, il contatto diretto con l’acqua ne frenano lo sviluppo (Crooker, 1985; Tulisalo 1974, Holtzer et al., 1988). Siccome l’inizio delle infestazioni non è facile da individuare a causa della sua minuscola taglia (circa 0.5 cm) è importante imparare a riconoscerlo facendo riferimento anche alla presenza di esuvie e alle tipiche decolorazioni fogliari prodotte dalle punture di nutrizione: tutto sommato si tratta di osservazioni che, con un po’ di allenamento, si possono effettuare a occhio nudo.

Nelle colture protette il controllo di Tetranychus urticae viene generalmente effettuato per mezzo di introduzioni ripetute del predatore Phytoseiulus persimilis che, se il clima non è troppo secco, riesce a essere molto efficace. Purtroppo la crescita delle sue popolazioni è fortemente limitata quando, a temperature comprese tra i 20 e i 30 °C, l’umidità relativa dell’aria scende sotto il 60% per più di 5-6 ore al giorno (tra maggio e luglio può succedere anche fino a 12-14 ore al giorno); a temperature più elevate il valore critico di umidità aumenta (Stenseth, 1979). Pertanto il suo impiego durante il periodo estivo può diventare molto problematico; a tal fine è possibile compensare la minore efficienza del fitoseide introducendolo in maggiori quantità, oppure condizionando il clima della serra. In quest’ultimo caso è possibile: abbassare le temperature diurne, ombreggiando le coperture della serra con specifiche reti o vernici; aumentare l’umidità dell’aria per mezzo di brevi e ripetute bagnature soprachioma che, tra l’altro, producono un significativo effetto diretto di contenimento sulle popolazioni di Tetranychus urticae.

Un metodo alternativo che consente di risolvere il problema delle persistenti basse umidità estive e di ottenere un notevole risparmio nelle introduzioni di fitoseidi prevede l’impiego di un impianto tipo «fogger»: si tratta di un sistema in grado di produrre, da ugelli posti sul soffitto della serra, getti nebulosi d’acqua che fanno aumentare l’umidità dell’aria soprattutto nella fascia superiore della vegetazione, cioè quella più attaccata da Tetranychus urticae.

L’impianto è controllato da una centralina facilmente programmabile secondo vari parametri: orario giornaliero di funzionamento, livello minimo di umidità relativa dell’aria ammesso, durata delle nebulizzazioni, intervallo tra una nebulizzazione e l’altra; generalmente viene fatto funzionare dal mattino al tardo pomeriggio (dalle 9 alle 18) e, non appena l’umidità relativa dell’aria nella parte alta delle piante scende sotto il 60%, viene prodotto ogni 2 minuti un getto d’acqua nebulizzata per la durata di 2 secondi. Quando l’umidità torna a superare il 60%, le nebulizzazioni si arrestano (Conte et al., 2001b).

Nei prossimi articoli dedicati a questo argomento affronteremo un altro problema, il controllo in serra di Trialeurodes vaporariorum (mosca bianca).

DIDA FOTO

Femmina di Tetranychus urticae (ragnetto rosso). Foto da Wikipedia, autore Gilles San Martin.