Analisi del suolo: un metodo veloce e a costi contenuti

L’analisi del terreno in serra è essenziale perché da indicazioni sulla concentrazione degli elementi presenti nella soluzione nutritiva circolante del suolo. Con il metodo dell’estratto acquoso è possibile farla a costi contenuti

I vantaggi della fertirrigazione sono diversi e coinvolgono diversi aspetti: se effettuata in modo razionale questa tecnica permette di frazionare l’apporto di elementi nutritivi; riduce i problemi dovuti alla salinità; e riduce le spese di distribuzione.

Inoltre permette di controllare il pH della soluzione nutritiva, a tutto vantaggio dell’efficacia e, aspetto ancora più importante, la fertirrigazione può fornire elementi in piccole quantità, quindi assicurare una nutrizione minerale più equilibrata, più sanità delle colture, maggiore produzione con migliore qualità.

Per ottenere i migliori risultati è però necessario avere più informazioni possibili sul sistema all’interno del quale si coltiva, che nel caso delle serre mediterranee “convenzionali” è rappresentato dal suolo. L’analisi del terreno in serra è essenziale perché da indicazioni sulla concentrazione degli elementi presenti nella soluzione nutritiva circolante del suolo (prontamente assimilabili dalla pianta). Altrettanto importante per il controllo della crescita della pianta e per la qualità delle produzioni è monitorare il livello di salinità totale (Incrocci, 2012).

Un metodo preciso e relativamente è quello dell’estratto acquoso in proporzione volumetrica di 1 parte di terreno e 2 parti di acqua (Sonneveld et al.,1990).

Si inizia, ovviamente, prelevando un campione di terreno che deve essere preventivamente umidificato con acqua distillata. L’acqua va aggiunta lentamente fino a portare il campione a “capacità di campo”, cioè alla massima capacità di ritenzione dell’acqua da parte del campione stesso.

Successivamente, in un contenitore graduato a bocca larga e con chiusura ermetica di almeno 1 litro, si aggiungono 2 parti di acqua (es. 600 ml), quindi si aggiunge il substrato umidificato fino a raggiungere un volume totale di 3 parti (es. 900 ml); si chiude il contenitore, si agita energicamente per 3-4 minuti e dopo 15 minuti si procede alla filtrazione della soluzione di estrazione, sulla quale saranno effettuate le determinazioni analitiche con strumenti portatili. I risultati sono interpretati in base al confronto con i valori di riferimento (Fonte: “Irrigazione, Fertirrigazione e Concimazione Delle Colture Florovivaistiche”, Regione Toscana, 2015).

Di norma l’analisi dell’estratto acquoso del terreno è eseguita da laboratori specializzati, ma sul mercato sono oggi molto diffusi kit rapidi per la determinazione dei principali nutrienti nelle acque, quindi con un costo di pochi euro per campione (escluso il costo di ammortamento dell’attrezzatura necessaria).

I valori ottenuti dalla procedura dell’estratto acquoso 1:2 in volume sono ben correlati con quelli della soluzione circolante del terreno: infatti, le rette di regressione lineare fra concentrazioni misurate nell’estratto acquoso e quelle della soluzione circolante del suolo hanno coefficienti di determinazione superiori a 0,85 a eccezione dell’ammonio, del calcio e del solfato (intorno a 0,78) (Incrocci, 2013).

Tuttavia per le colture in serra, caratterizzate da ritmi di accrescimento elevati, è maggiormente importante conoscere l’intensità nutritiva, la quale è facilmente determinata attraverso un estratto acquoso del terreno fatto con una parte di terreno e 2 parti di acqua in volume.

In pratica il sistema consiste nel mantenere nel terreno una concentrazione ottimale dei vari nutrienti attraverso la somministrazione di una concimazione di fondo (o di arricchimento) e, successivamente, di una soluzione nutritiva (per fertirrigazione), la cui composizione è stabilita in base alle esigenze minerali della coltura in esame e ottimizzata sulla base dei risultati di successivi estratti acquosi. Il metodo è valido solo per i macronutrienti con eccezione dell’ammonio e del fosforo, a causa delle loro concentrazioni molto basse presenti nel terreno (Fritegotto, 2015).