Bacino del Mediterraneo: partnership a doppio taglio

Gli accordi stretti nel 1995 hanno come obiettivo la creazione di una zona di libero scambio con i Paesi del Mediterraneo, che oggi sono forti esportatori di ortofrutta

Sono passati ormai 20 anni dal partenariato tra l’Unione europea (UE) e i paesi del Mediterraneo del Sud: nel 1995, con il “Processo di Barcellona”, si è infatti aperta la strada all’accordo Euromediterraneo, un parternariato politico, economico e sociale si basa sui principi di reciprocità, solidarietà e co-sviluppo tra i Paesi a Nord e a Sud del mare Mediterraneo. In estrema sintesi gli accordi incoraggiano la cooperazione intraregionale dei paesi partner del Mediterraneo per lo sviluppo economico e sociale.

All’epoca si parlò di Bacino del Mediterrano come «zona di libero scambio» perché gli accordi di associazione prevedono la progressiva istituzione di – appunto – una zona di libero scambio nel Mediterraneo, nel rispetto delle norme dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Per assicurare la libertà di circolazione delle merci tra l’UE e i paesi del Mediterraneo sono previsti i seguenti punti:

• la progressiva eliminazione dei dazi doganali;
• il divieto delle restrizioni quantitative all’esportazione e all’importazione, nonché di altre misure di effetto equivalente o discriminatorie tra le parti.

Queste regole si applicano, ovviamente, anche agli scambi di prodotti agricoli, trasformati e non (Fonte: Eur-lex.europa.eu) e l’Italia, sia da un punto di vista geografico, sia commerciale, si trova tra l’«incudine e il martello», a metà cioè tra i Paesi a Sud e a Nord del Mediterraneo.

Ma cosa si intende con Bacino del Mediterraneo? Diciamo che nei 21 (per convenzione le Nazioni che si affacciano sul Mar Mediterraneo) Paesi mediterranei vivono oltre 400 milioni di abitanti.

L’agricoltura è ovviamente un’attività molto diffusa, soprattutto nei Paesi al Sud del Mediterraneo (Turchia ed Egitto contano rispettivamente il 44% e il 39% di popolazione dedita all’attività agricola). La popolazione dedita all’agricoltura nel sud del Mediterraneo è mediamente poco superiore al 30%, con punte massime in Turchia (44,5% ed in Egitto 38,6%) (Fonte: FAO, 2012).

La superficie media adibita alla coltivazione è molto piccola, circa 1,5 ettari, e i costi di produzione, manodopera in primis, variano moltissimo tra l’area a Nord e quella a Sud del Mediterraneo, con ovvie ricadute sulla concorrenza nell’export dei prodotti agricoli.

È soprattutto l’Area Nord Africana ad essere particolarmente vocata alla produzione ortofrutticola: secondo i dati FAO, infatti, la produzione Nord Africana di ortofrutta fresca in volume è aumentata del 24% dal triennio 2000-2002 al triennio 2008-2010. I paesi che hanno presentato il maggior sviluppo per l’ortofrutta sono stati l’Egitto (+42%), l’Algeria (+41%) e la Tunisia (+18%).

A spaventare gli agricoltori a nord del Mediterraneo, italiani compresi, è ovviamente l’export: i paesi del Nord-Africa hanno più che triplicato i volumi da un triennio all’altro e tra i paesi più attivi vanno segnalati Egitto, Marocco e Tunisia, che ha quasi decuplicato nel periodo preso in esame l’export ortofrutticolo (Fonte: FAO, Italiafruit).

A confermare la crescita dell’attività agricola in questi Paesi sono i dati di un’indagine realizzata da Nomisma e FederUnacoma e presentata ad Agrilevante 2015, secondo i quali il mercato dei trattori e delle macchine per le operazioni colturali sono in pieno rilancio nell’area mediterranea.

In Algeria le importazioni di trattori sono cresciute del 31% nel 2014, e registrano un’ulteriore crescita del 18% nei primi sei mesi del 2015; in Egitto le importazioni di trattori hanno avuto un incremento del 26% nel 2014 e del 33% nel primo semestre di quest’anno; la Turchia registra nei primi sette mesi del 2015 una crescita delle importazioni del 48%, mentre il valore delle importazioni in Iran cresce di quattro volte (da 5 a 21 milioni di dollari) nei primi otto mesi di quest’anno. Dinamiche positive interessano anche Tunisia, Marocco, Israele, Spagna, e buoni riscontri si hanno, oltre che per i trattori, per le altre tipologie di macchine e attrezzature. Va sottolineato anche che questo mercato è ben presidiato anche dai costruttori italiani di macchine agricole.

Non per niente la Tunisia è anche protagonista in questi giorni di un forte dibattito riguardante l’export di olio mentre il Marocco è accusato di esportare pomodoro a prezzi e volumi tali da aver messo in forte difficoltà i produttori siciliani, soprattutto quelli dell’area di Pachino.

Coldiretti segnala infatti che l’accordo commerciale tra Unione Europea e Marocco è fortemente contestato dai produttori agricoli perché nel paese africano è permesso l’uso di pesticidi pericolosi per la salute che sono vietati in Europa ma anche perché le coltivazioni sono realizzate in condizioni di dumping sociale per il basso costo della manodopera. Con l’aumento delle importazioni è inoltre aumentato il rischio di frodi con il pomodoro marocchino venduto come italiano. Il risultato, ovviamente, è che le quotazioni al produttore agricolo sono praticamente dimezzate rispetto allo scorso anno su valori inferiori ai costi di produzione. Un’indagine Ismea evidenzia infatti che presso il mercato di Vittoria (Ragusa) i pomodori ciliegini sono stati quotati ad inizio marzo di quest’anno appena 0,58 euro/kg mentre quelli tondi lisci addirittura 0,35 euro/kg. Le Associazioni professionali, Coldiretti in testa, chiedono la Commissione Europea attivi urgentemente le clausole di salvaguardia previste dall’accordo anche perché i contingenti di importazione sarebbero stati ampiamente superati.

Senza entrare in considerazioni politiche, che spettano a chi di dovere, rimane il fatto che se è vero che l’Europa non può ignorare il Bacino Mediterraneo è altrettanto vero che ha il dovere di salvaguardare le produzioni agricole, soprattutto quelle tipiche, di ogni Paese membro.