Biostimolanti: la Ricerca è al lavoro per chiarirne l’efficacia

Complice una legislazione carente, quella dei biostimolanti è una categoria di prodotti per l’agricoltura all’interno della quale si può trovare un po’ di tutto. La Ricerca mondiale però ci crede e ne sta studiano i diversi meccanismi di azione per aiutare gli utilizzatori a conoscerli meglio

«Prodotti contenenti sostanze e/o microrganismi che, applicati alla pianta o alla rizosfera, stimolano i processi naturali che migliorano l’efficienza d’assorbimento e d’assimilazione dei nutrienti, la tolleranza a stress abiotici e/o la qualità del prodotto indipendentemente dal loro contenuto in nutrienti». Questa definizione, un po’ sibillina a una prima lettura, è quella che ufficialmente è stata attribuita ai biostimolanti, una categoria di prodotti che non essendo né agrofarmaci né fertilizzanti dividono gli animi, soprattutto in merito alla loro efficacia.

Quando si parla di biostimolanti si parla di sostanze che agiscono in modo diverso rispetto ai fertilizzanti in quanto non basano la loro azione sull’apporto di elementi nutritivi, la Ricerca li definisce infatti «attivatori del metabolismo».

La «storia moderna» di questa categoria inizia nel 2012, anno in cui la Commissione Europea ha incaricato Patrick Du Jardin, biologo agrario dell’Università di Liége (Belgio), di effettuare uno studio bibliografico finalizzato a individuare nella letteratura scientifica internazionale le sostanze che hanno dimostrato di possedere un’azione biostimolante.

Lo studio ha individuato le seguenti le sostanze ad azione biostimolante:

  • sostanze umiche;
  • materiali organici complessi;
  • elementi chimici benefici (es. silicio);
  • sali inorganici (es. biocarbonati);
  • estratti di alghe;
  • chitina e derivati del chitosano;
  • antitraspiranti (es. caolino);
  • amminoacidi ed altri composti azotati (Du Jardin, 2012).

In bibliografia è possibile reperire diversi risultati di studi che documentano come i biostimolanti da un punto di vista nutrizionale, promuovono la crescita delle piante, modificando l’architettura radicale predisponendo così le piante a un maggior assorbimento dei nutrienti. Inoltre favoriscono le piante nel superamento di stress ambientali. Dalle ricerche condotte negli ultimi anni risulta che l’utilizzo dei biostimolanti in campo agricolo porta a un aumento della biomassa della coltura e della resa attraverso meccanismi anche molto diversi (Nardi, 2015).

L’attività biostimolante è spesso legata non a una singola sostanza, ma a un insieme di sostanze che esplicano la funzione biostimolante: l’efficacia del composto è infatti legata all’interazione di due o più sostanze e da un mix di azioni di queste rendendo l’approccio scientifico, anche dal punto di vista della valutazione dell’efficacia, molto differente rispetto a quello normalmente utilizzato per gli agrofarmaci o i macro e micro elementi nutritivi “classici”.

In questa sede possiamo solo limitarci a dire che, a causa di un vuoto normativo che dovrebbe venire colmato con la nuova normativa europea sui fertilizzanti (attualmente in discussione), esistono sul mercato prodotti ad azione biostimolante con etichette e caratteristiche poco chiare e a volte ingannevoli, che danneggiano ovviamente la categoria. Attraverso questa categoria di prodotti – come più volte denunciato dalle associazioni di categoria – vengono commercializzati dei prodotti con caratteristiche più da agrofarmaci che da nutrienti.

La sfida futura per la Ricerca che studia questa nuova categoria, come emerso durante il II Congresso mondiale sull’uso dei biostimolanti in agricoltura (16 al 19 novembre 2015, Firenze) riguarda la possibilità di individuare quelle molecole o frazioni del prodotto con attività biologiche chiarendo i meccanismi di azione delle stesse. I risultati di questi studi apriranno importanti possibilità di difesa commerciale dei prodotti e, cosa ancora più importante, permetteranno l’ottimizzazione delle strategie d’uso in campo. Questa sfida è particolarmente complessa, perché, come già detto sopra, i biostimolanti agiscono attraverso meccanismi differenti ma complementari sia rispetto ai fertilizzanti sia ai prodotti fitosanitari, e che differenti processi concorrono, in modo sinergico, a determinare la risposta della coltura.