Bombi: molto più di una tecnica di impollinazione

Tra gli insetti pronubi utili all’attività agricola, i bombi sono sicuramente quelli più utilizzati nelle serre. Essendo organismi viventi necessitano di alcuni accorgimenti per svolgere il loro lavoro al meglio

Picture_Bombi_250716Più del 70% delle colture utilizzate a livello mondiale per il consumo umano dipende dall’impollinazione degli insetti e in Europa questa percentuale sale all’84%: questi numeri fanno immediatamente capire quanto gli insetti siano fondamentali per l’agricoltura, sia di pieno campo, sia in serra.

Anzi, sono proprio queste ultime – soprattutto per le colture più tipiche del nostro Made in Italy come pomodori, melanzane, peperoni, meloni e tante altre – ad avvantaggiarsi in modo particolare della collaborazione degli insetti pronubi, che vedono nelle specie appartenente al genere Apis i principali protagonisti. Stiamo parlando dei bombi (genere Bombus, che comprende oltre 250 specie, suddivise in 38 sottogeneri), imenotteri caratterizzati da una livrea gialla e nera a bande, anche se ne esistono delle specie tutte nere o con delle bande arancioni. Sono generalmente più grossi e pelosi delle comuni api ed hanno, generalmente, le bande di colore più larghe e la loro principale caratteristica è senz’altro la soffice peluria che li ricopre e li fa apparire pelosi.

I bombi sono poco aggressivi; le regine e le operaie sono in grado però di pungere ed il loro pungiglione, non avendo seghettatura, permette loro di pungere anche più di una volta a differenza delle api comuni.

La famiglia alla quale appartengono, quella degli Apoidei (Apidae) comprende tra le specie più importanti per quanto riguarda l’impollinazione in genere e l’apicoltura in particolare.

I bombi sono particolarmente adatti all’impiego in agricoltura professionale perché presentano alcuni vantaggi: riescono a bottinare a basse temperature (finoa0°C) e in caso di pioggia (sebbene il problema non si ponga in caso di colture protette), sono più veloci a nel bottinare rispetto alle api (mediamente 2-3 secondi per fiore contro gli 8-9 secondi necessari all’ape). Altro vantaggio non di poco conto rispetto alle api è la maggiore resistenza alle malattie, Varroa in primis.

Queste caratteristiche, che li rendono veri e propri “operai” dell’impollinazione hanno determinato una rapida e vasta diffusione nelle varie realtà aziendali italiane dedite soprattutto, ma non solo, al pomodoro, che prevede tecniche di coltivazione e con varietà molto diverse.

Per il pomodoro, coltura per la quale l’impollinazione con bombi è nella stragrande maggioranza dei casi una tecnica consolidata, i cicli di coltivazione possono infatti essere molto vari, basti pensare alle alternative al tradizionale ciclo breve primaverile-estivo così come allo sviluppo della coltivazione fuori suolo a ciclo lungo da gennaio a novembre. L’allungamento dei cicli rende più favorevole, se non indispensabile, l’impiego dei bombi; nelle serre calde del Nord Italia le prime arnie di bombi per l’annata produttiva  vengono posizionate normalmente a fine anno.

Attenzione però, i bombi, prima che una tecnica di impollinazione, sono degli organismi viventi e come tali devono essere rispettati se si vuole che lavorino in modo efficiente.

L’attività dei bombi si svolge all’interno e nell’interesse dell’organizzazione sociale del nido; il produttore deve sempre tenere conto che i diversi fattori che incidono sulla qualità della vita all’interno del nido si ripercuotono senza alcun dubbio sull’attività esterna. Non tutti i prodotti chimici possono infatti essere combinati con i bombi e le aziende fornitrici delle arnie offrono tutta una serie di informazioni sugli effetti collaterali.

Altri aspetti importanti sono le condizioni climatiche delle serre: la temperatura e l’umidità possono essere regolate dai bombi all’interno dell’arnia, ma questo richiede tempo ed impegno; se le operaie sono impegnate a “ventilare” per abbassare il tasso di umidità all’interno del nido o al contrario a produrre calore per innalzare la temperatura non possono uscire alla ricerca del cibo trascurando di fatto l’attività di bottinamento (Marzocchi L.,2015). I bombi sono infatti attivi a temperature comprese tra 8 e 32 gradi Celsius e il loro livello di attività ottimale è a temperature comprese tra 8 e 28 gradi Celsius. A temperature tra 28 e 32 gradi Celsius, il loro livello di attività diminuisce gradualmente mentre a temperature più elevate smettono di volare. Il polline del pomodoro, come di altre solanacee, viene rilasciato meglio ad una umidità relativa (UR) compresa tra il 50% e il 80%. Un’umidità relativa superiore all’ 80% -85% impedisce il rilascio del polline e i bombi diventano inattivi mentre, con umidità relativa inferiore al 50%, il potere germinativo del polline diminuisce determinando problemi di allegagione.

Questi insetti hanno rimpiazzato l’uso di vibratori manuali grazie alla capacità di eseguire la «buzz pollination». In pratica i bombi “abbracciano” le antere e le fanno vibrare per far uscire il polline, le antere del pomodoro, nello specifico, rilasciano infatti il polline se fatte vibrare a 400 Hz (a questo link https://www.youtube.com/watch?v=rMvQSx2429U è possibile vedere diversi insetti apoidei, tra cui i bombi, eseguire questa tecnica). Inoltre un occhio allenato riconosce facilmente i “marchi” lasciati dalle mandibole dell’insetto per aggrapparsi al fiore, segno che il fiore è stato visitato e che quindi la colonia sta lavorando. In condizioni ottimali una colonia impollina da 1.000 a 3.000 m² per 6-8 settimane.