Buoni, belli e “marchiati”: gli orticoli secondo la GDO

La grande distribuzione organizzata chiede ortofrutta di qualità sempre più elevata e i marchi possono aiutare a distinguersi nella massa valorizzando le vere eccellenze

Pomodori di nuove forme e colori, angurie “da trasporto” o meloni “alternativi”, ma soprattutto sempre più attenzione al marketing. Questi in estrema sintesi sembrano essere i dettami che gli esperti del settore hanno individuato per far sì che i prodotti orticoli incontrino sempre di più il favore dei consumatori.

La qualità organolettica, cioè il gusto, è ormai un prerequisito soprattutto per la fascia di vendita “premium”, cioè quei prodotti che vengono proposti al consumo facendo leva su acquirenti disposti a spendere qualcosa in più, e l’esperienza insegna che questo settore è sempre più in crescita sui mercati del Nord Europa, ma non solo.

Le strategie della GDO per i mercati interni sono leggermente differenti, molte catene infatti puntano su marchi di qualità legati al territorio, soprattutto per l’igp del melone, ma i numeri sono decisamente trascurabili sul totale del venduto, sebbene in crescita.

Altro discorso riguarda i pomodori da consumo fresco: il ciliegino la fa sempre da padrone, soprattutto se di elevata qualità, ma in questi anni c’è stata una certa inversione di tendenza verso le tipologie che sembravano ormai destinate alla pensione come l’insalataro. Altre promettenti novità come i “piccoli” o i “mini” hanno effettivamente vissuto un periodo di gloria ma adesso sono stabili, probabilmente anche per un effetto “abitudine” nel consumatore che è assolutamente normale.

Fanno eccezione i cosiddetti “Mini Plum”, magari di colorazioni differenti, che si affacciano sempre di più sul mercato nazionale e sono richiesti anche all’estero (Fonte: Franceschini, 2016). Su questa tipologia gli esperti sono però cauti, a fronte di una buona richiesta è necessaria una certa dose di prudenza per approfondire la possibilità che si tratti in realtà di una moda passeggera.

L’anguria è un’altra eccellenza nazionale che in questi anni è stata molto interessata da evoluzione e innovazione nella forma e nei colori, tanto che oggi è soprattutto la dimensione a dettare legge sul mercato. Gli indicatori delle vendite evidenziano che la tipologia “mini”, sulla quale molti scommettevano, ha mantenuto le attese soprattutto per il mercato estero, mentre su quello interno molto promettendi sembrano essere quelle medium, tra i 4 e i 6 chili di pezzatura quindi, che vanno ad inserirsi come via di mezzo tra le mini e le classiche tradizionali molto grandi, tra i 10 e i 12 chili. In generale molti operatori della GDO sono sempre più interessati alle tipologie apirene, cioè senza semi, a patto ovviamente che uniscano a questa caratteristica un gusto di elevata intensità.

Per riassumere il consumatore si sta avvicinando sempre di più a considerare la qualità organolettica intrinseca per qualunque prodotto orticolo: pomodori, zucchine, melanzane, angurie, meloni e compagnia devono essere buoni da mangiare, non devono solo essere belli esteticamente ed avere un’ottima shelf life. Le varietà in grado di garantire questi requisiti sono sicuramente in pole position, tenendo anche presente che la GDO oggi premia i prodotti “a marchio”, che offre una garanzia e un sistema di identificabilità del prodotto stesso al consumo. Insomma, quando la qualità è data per scontata per distinguersi è necessario “brandizzare”.