Come orientarsi nella scelta dei substrati di coltivazione

Ad ogni coltura e ad ogni tipo di tecnica colturale corrisponde un substrato con le caratteristiche fisiche e chimiche ideali

La sempre maggiore specializzazione del settore orticolo nazionale di questi ultimi anni ha determinato una spinta all’innovazione di tutti gli strumenti che servono per la produzione e i substrati di coltivazione non fanno eccezione, anzi. Questa categoria di mezzi tecnici, estremamente ampia e diversificata, ha infatti assunto negli ultimi anni un ruolo chiave anche in ragione della tendenza di “abbandonare” il terreno coltivando, appunto , in fuori suolo.

Uno dei vantaggi principali offerti dai substrati, di qualunque origine essi siano, è sicuramente quello di risolvere il problema della stanchezza del terreno, mentre, per quanto concerne le coltivazioni in vaso o in contenitori alveolati – essenziali per il settore vivaistico – è necessario impiegare un substrato di coltivazione che in pratica “faccia le veci” del suolo.

Aspetto di primaria importanza quando si deve scegliere un substrato di coltivazione è che quest’ultimo deve essere valutato in base all’uso per il quale è stato ottimizzato: un substrato ottimale per una coltura può risultare assolutamente inadeguato per un’altra, ed in tal senso anche il concetto di “qualità” di un substrato può assumere ben altro senso rispetto all’accezione comune. Possono infatti sussistere un numero pressoché infinito di tipologie di substrati, in funzione delle diverse applicazioni (Pardossi, 2012).

I substrati utilizzati per l’allevamento di piante, che in senso generale dovrebbero possedere una scarsa dotazione di elementi nutritivi e proprietà costanti ed uniformi, possono essere suddivisi in base alla loro natura (organici o minerali) o in funzione della loro origine (naturali, sintetici od alternativi).

Di seguito riportiamo un elenco sintetico:

  • substrati naturali organici: in gran parte costituiti da torbe di importazione dai Paesi del Nord e dell’Est Europa;
  • substrati naturali inorganici: sabbia (originata dalla frammentazione di rocce silicee), pozzolana, pomice, argille, materiali vulcanici, tufo, zeoliti, ecc.;
  • substrati organici sintetici: come il polistirolo derivato dalla polimerizzazione dello stirene o la schiuma poliuretanica, ottenuta per condensazione e polimerizzazione dell’isocianato;
  • substrati inorganici sintetici: perlite (sabbie silicee di origine vulcanica) o lana di roccia (che deriva dalla fusione di basalto effusivo);
  • substrati alternativi: ammendanti compostati (verdi e misti) e vari materiali vegetali di scarto (fibra di cocco, fibra di legno, cortecce, ecc.).

Va sottolineato che le caratteristiche chimiche (pH, contenuto salino e nutritivo, capacità di scambio ionico e di fissazione dell’azoto e del fosforo) di un substrato possono condizionare in modo significativo gli interventi di fertilizzazione. Le caratteristiche fisiche, invece, determinano l’attitudine del substrato a sostenere le piante e – aspetto fondamentale – le sue proprietà idrauliche. I rapporti tra acqua e substrato assumono infatti particolare importanza sia per la scelta dei materiali più idonei per una determinata coltura, sia per il controllo dell’irrigazione (Bibbiani e Pardossi, 2004).

Un substrato deve infatti possedere determinati requisiti, tra i principali ricordiamo l’ancoraggio della pianta e la giusta porosità. Questa caratteristica deve, in totale, non essere inferiore al 75-80% e ripartita in modo equilibrato tra macro- e micro-porosità in modo da offrire una capacità di ritenzione idrica soddisfacente soprattutto se accoppiata ad una sufficiente areazione e un rapido drenaggio dell’acqua in eccesso.

Altri aspetti imprescindibili sono la resistenza al compattamento e alla riduzione del volume durante la disidratazione; l’assenza di patogeni, parassiti e sostanze tossiche; una buona capacità di tamponare il pH che deve essere sub-acido; una certa capacità di scambio cationico.

L’impiego delle torbe merita un discorso a parte: pur rappresentando il materiale più utilizzato quale substrato organico di origine naturale, la torba è una risorsa non rinnovabile. Non a caso, al fine di limitare i danni dovuti all’estrazione e seguire un approccio eco-compatibile, la Commissione Europea, per l’apposizione del marchio comunitario di qualità ecologica ai substrati di coltivazione, richiede che i substrati non debbano contenere torba e la componente organica debba derivare dalla raccolta e/o dal trattamento di materiali di scarto. L’uso di compost di qualità, quali ammendanti in sostituzione parziale (20%-70%) o totale (100%) della torba può rappresentare una risposta efficace a tale esigenza di tutela ambientale, anche a fronte di molteplici positivi risultati ottenuti in tal senso nell’ambito della ricerca scientifica (Rea et al., 1999; Colla et al., 2001; Rea et al., 2002; Tittarelli et al., 2003; Calabretta et al., 2004).