Cresce la sostenibilità ambientale dell’agricoltura italiana

L’attività agricola del nostro Paese emette sempre meno gas serra, dal 1997 il calo è del 17.4%

L’agricoltura italiana “pesa” sempre meno sull’ambiente, i dati appena pubblicati dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ente pubblico vigilato dal Ministero dell’ambiente) nell’edizione 2016 dell’Annuario dei dati ambientali (consultabile integralmente a questo link: http://annuario.isprambiente.it) dimostrano infatti che nel 2014 (ultimo anno di analisi con dati definitivi) l’agricoltura italiana ha ridotto le emissioni di gas serra, rispetto al 2013, dell’1,6%.

Questa percentuale, che a un occhio non esperto può sembrare insignificante, si deve sommare al trend positivo che continua dal 1990, che porta il totale del ridimensionamento di queste emissioni dal picco massimo di 36,7 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti del 1997, al minimo di 30,3 milioni, appunto del 2014, con una riduzione nell’arco di 17 anni del 17,4%.

Con CO2 equivalente si intende l’unità di misura che permette di pesare insieme emissioni di gas serra diversi con differenti effetti alteranti sul clima. Ad esempio una tonnellata di metano che ha un potenziale climalterante 21 volte superiore rispetto alla CO2, viene contabilizzata come 21 tonnellate di CO2 equivalente. I potenziali climalteranti dei vari gas sono stati elaborati dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). (Fonte: Ministero dell’Ambiente)

Questo tipo di studi, recita l’Annuario, sono assolutamente importanti se pensiamo che L’agricoltura italiana, che insiste su circa il 40% del territorio nazionale, riveste un ruolo fondamentale nel mantenere l’ambiente in una corretta condizione di equilibrio delle varie componenti ecosistemiche.

La maggioranza delle delle emissioni di gas serra dell’agricoltura (oltre il 90%) provengono dall’attività zootecnica e dalle concimazioni dei terreni. Nello specifico il metano prodotto dalla fermentazione enterica degli animali (45%), soprattutto dei ruminanti; il protossido di azoto che si libera dal terreno in seguito alle concimazioni con composti azotati di sintesi (30%); l’ammoniaca e il protossido di azoto provenienti dalla decomposizione del letame (17%).

Altro dato positivo che vale la pena sottolineare è relativo appunto alle emissioni di ammoniaca (NH3) da attività agricola: nel 2014 l’agricoltura è stata responsabile – secondo l’Ispra – del 96% delle emissioni totali nazionali di NH3. Dal 1990 (anno di riferimento) al 2014 si è registrata una riduzione di emissioni di NH3 del 18,1%, passando da 461.300 t a 377.995 t.

Il calo nelle emissioni dei gas serra va ovviamente imputato sia a una diminuzione degli animali allevati, trend purtroppo in calo costante per la zootecnia nazionale, sia a un approccio più sostenibile nella gestione dei suoli coltivati da parte degli agricoltori grazie anche alle azioni previste dai vari Psr regionali.

Infatti, la maggior parte dei PSR – riporta l’Annuario – ha privilegiato misure specifiche per azioni a favore della riduzione delle emissioni di gas serra. Da una valutazione fatta su tutti i PSR, probabilmente, il principale contributo alla riduzione delle emissioni di gas serra (e del protossido di azoto, in particolare) verrà dalla diminuzione nel surplus di azoto.