I rischi del protezionismo USA di Trump

Il neo presidente Donald Trump punta a innalzare il livello del protezionismo nei confronti del commercio USA e il nostro export agroalimentare potrebbe risentirne.

Insediatosi alla Casa Bianca da poco più di un mese il neo Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già fatto scatenato diverse polemiche in tutto il mondo con le sue dichiarazioni. A pensarci bene, però, ha parlato poco di tematiche direttamente legate all’agricoltura, che negli Stati Uniti è un settore decisamente strategico a livello economico e commerciale. Non sono mancate, al contrario, frecciate e proclami diretti alla politica commerciale nell’import-export, che in sostanza delineano una volontà da parte della nuova presidenza di aumentare il protezionismo nei confronti dell’industria “Made in Usa”, compresa quindi quella agroalimentare.

In questo senso infatti, secondo gli analisti europei, si inserisce l’ordine esecutivo con cui gli Stati Uniti si ritirano dal Tpp, l’accordo commerciale Trans-Pacifico (https://it.wikipedia.org/wiki/Partenariato_Trans-Pacifico ). Sebbene si tratti di una formalità, visto che il Tpp non era stato ancora ratificato al Senato, questa decisione rappresenta un cambiamento di rotta inequivocabile nei confronti di alcuni dei suoi predecessori – che dei trattati di commercio internazionale hanno fatto punti essenziali delle loro politiche.

Secondo Trump il Tpp avrebbe penalizzato l’economia americana. Il mercato degli Stati Uniti sarebbe stato invaso dal «dumping» dei Paesi asiatici: prodotti a basso prezzo, in grado di spiazzare le aziende a stelle e strisce e incontrando alcuni rappresentanti del mondo degli affari alla Casa Bianca, Trump aveva in qualche modo anticipato le sue decisioni: «Vogliamo riportare l’industria manifatturiera nel nostro Paese e tornare a fare i nostri prodotti, non vogliamo importarli, vogliamo farli qui. Questo non significa che non vogliamo commerciare. Vogliamo commerciare, ma vogliamo fare le cose nostre a casa nostra» (Fonte: Corriere.it).

La nuova politica potenzialmente più protezionista di Trump potrebbe avere ripercussioni negative anche per il nostro export agroalimentare, secondo Coldiretti infatti sarebbero a rischio ben il 9,6% delle vendite all’estero del made in Italy dirette in Usa, il principale cliente del nostro Paese al di fuori dell’ Unione Europea.

Gli Stati Uniti sono effettivamente un mercato determinante per l’agroalimentare made in Italy, basti pensare che la previsione di esportazioni nel 2017 varrebbe circa 3,8 miliardi di euro, con il vino che ammonterebbe a 1,3 miliardi di euro davanti a olio, formaggi e pasta. Secondo l’Organizzazione professionale i prodotti agroalimentari del made in italy «vanno ora difesi dai rischi legati a una possibile stretta sulle importazioni, ma anche dalla eventuale revisione degli accordi commerciali. Con il rischio di chiusura delle frontiere si pone un evidente problema di proliferazione sul mercato statunitense del fenomeno dell’”italian sounding” (il famoso Parmesan) che vale già 20 miliardi di euro».

Ma la decisione sul Tpp ha avuto riflessi negativi anche negli Usa, che da un punto di vista agricolo sono esportatori netti: la marcia indietro sul Tpp, secondo l’American farm bureau federation, l’organismo di rappresentanza degli agricoltori americani, costerebbe ben 4,4 miliardi di dollari all’anno. Anche una nota dell’American soybean association, l’organismo che riunisce i produttori di soia negli USA, evidenzia una forte delusione sulla bocciatura del Tpp. La soia, tra le commodity agricole, è una risorsa economica fondamentale per gli USA, circa metà del raccolto è destinato all’export, con le vendite all’estero che quest’anno, secondo le stime dell’Usda, il Dipartimento americano dell’agricoltura, toccheranno il record di 56 milioni di tonnellate.

Ma il protezionismo è davvero un chiodo fisso per la nuova amministrazione statunitense, un articolo pubblicato sul Financial Times (consultabile in inglese a questo link: www.ft.com/content/7bb991e4-fc38-11e6-96f8-3700c5664d30 ) riporta infatti che l’amministrazione Trump sta esplorando alternative alla risoluzione delle controversie commerciali nei confronti della WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_mondiale_del_commercio ). La WTO, che secondo il neo presidente è “un disastro”, in sostanza serve a contenere potenziali gravi ripercussioni commerciali tra gli Stati membri.

In base ai piani di Trump – riporta l’articolo – questa manovra riflette lo scetticismo che molti membri dell’amministrazione nutrono nei confronti dell’istituzione che considerano un pachiderma burocratico e internazionalista che complotta contro gli interessi degli Stati Uniti.