Il blocco all’import agroalimentare in Russia pesa, ma l’ortofrutta italiana tiene

L’embargo all’importazione di prodotti agroalimentari, ortofrutta fresca compresa, di provenienza europea in Russia sta costando caro, ma il nostro export mantiene comunque un valore di tutto rispetto

È dal 7 agosto di due anni fa che la Russia ha decretato il blocco all’import di prodotti agrolimentari di origine europea, ortofrutticoli freschi compresi. Questa situazione sta ovviamente avendo delle ripercussioni per il nostro mercato, ma ad avere la peggio sono state, e continuano ad esserlo, Polonia, Spagna e Belgio, vediamo alcuni dati nel dettaglio.

Come riporta il Centro Studi di Confagricoltura in un suo recente rapporto, la Russia rappresentava per l’Italia un importante mercato di sbocco per i prodotti agricoli ed agroalimentari. Il valore dell’export agroalimentare (bevande escluse) era più che raddoppiato negli ultimi anni, fino a raggiungere nel 2013 (ultimo anno prima dell’embargo) i 485 milioni di euro.

Si stima che nel 2015 (primo anno soggetto interamente all’embargo) il valore sia sceso circa della metà: 241 milioni di euro. Tra le diverse categorie di prodotti agroalimentari quelle che hanno subito la maggiore flessione sono frutta (-56,9 milioni di euro), carni e frattaglie (-44,2 milioni), formaggi e latticini (-41,7 milioni) e le maggiori flessioni in termini percentuali riguardano gli ortaggi (-98,9%), la frutta (-94,5%), e i formaggi e latticini (-93,6%).

C’è a chi è andata molto peggio: l’Italia ha visto un calo in valore stimato dell’export nel biennio 2013-2015 verso la Russia del 50,3%, ma nello stesso periodo la Spagna ha perso il 67,8%, il Belgio il 74,2%, la Francia il 65,9% e la Polonia il 71%.

Per arginare il calo di questi valori la Commissione Europea, poco dopo l’entrata in vigore dell’embargo, ha varato un regolamento che proroga il regime dei ritiri fino a giugno 2016. Si tratta di misure di sostegno eccezionali che riguardano le operazioni di ritiro, mancata raccolta e raccolta prima della maturazione effettuate dai produttori nel periodo compreso tra l’8 agosto 2015 e il 30 giugno 2016. I quantitativi assegnati all’Italia per il 2016 dovrebbero essere 5.300 tonnellate per pere e mele, 4.600 per prugne, kiwi e uva da tavola, 1.000 per gli agrumi, 2.800 tonnellate per pesche e nettarine.

La lista dei prodotti quest’anno si è estesa anche a ciliegie e cachi, ma non c’è nessun trattamento speciale per il pomodoro da mensa, che veniva chiesto dall’Italia, e i fondi a disposizione saranno inferiori rispetto al regime di sostegno in corso.

Eppure, nonostante l’embargo russo, l’export 2015 per frutta e ortaggi made in Italy è stato positivo. L’ultimo rapporto elaborato da Fruitimprese sui dati Istat segnala infatti che il volume dei prodotti ortofrutticoli italiani esportati ha toccato lo scorso anno i 4 milioni di tonnellate: in termini di valore questo numero equivale a un incasso di oltre 4 miliardi e mezzo di euro (+11% sul 2014). La maggior parte delle spedizioni è composto da frutta fresca (mele, pere, kiwi, pesche, nettarine e uva da tavola) e l’altro grande aggregato, rappresentato dagli ortaggi, ammonta nel 2015 circa 915.000 tonnellate per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro.