In campagna i fertilizzanti sono sempre più “naturali”

Come qualunque comparto produttivo l’agricoltura si evolve nel tempo e lo fa seguendo le esigenze degli operatori da un lato e quelle del mercato dall’altro. A testimoniare questo cambiamento è, per esempio, la sempre maggiore sostenibilità ambientale dei processi agricoli, tanto è vero che l’ortofrutta italiana è tra quelle più regolari per quanto riguarda i residui di prodotti fitosanitari (vedi anche http://hmclause.com/it/ortofrutta-italiana-sana-sotto-tutti-i-punti-di-vista).

Ma anche osservando i dati relativi all’impiego dei fertilizzanti si evince come i nostri agricoltori siano sempre più attenti verso il rispetto e la sostenibilità dell’ambiente dove lavorano tutti i giorni.

Una ricerca effettuata dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) evidenzia infatti come di fertilizzanti se ne usino sempre meno in generale, con un dato in netta controtendenza verso quelli caratterizzati da elevate percentuali di sostanza organica.

Dai dati di questa ricerca si nota che la domanda italiana di fertilizzanti dal 2002 al 2015 si è ridotta del 20,12% passando da 50,7 a 40,5 milioni di quintali,

Questo calo complessivo non ha però interessato in modo uniforme tutte le tipologie di fertilizzanti, ma ha riguardato quasi esclusivamente i concimi minerali, mentre la domanda di tutte le altre tipologie di fertilizzanti si è incrementata, spesso anche in modo consistente. Fatto uguale a 100 il consumo nel 2002, infatti, il consumo di fertilizzanti è andato progressivamente decrescendo fino ad arrivare, nel 2015, a poco più del 40% della sua consistenza iniziale nel caso dei concimi minerali composti, al 60% circa nel caso dei minerali semplici e in quello degli organo-minerali e a circa il 70% nel caso dei concimi organici (fonte: Istat e CREA, 2015).

In pratica nel calo generale degli ultimi 14 anni i fertilizzanti ricchi di sostanza organica sono aumentati in modo consistente, il che porta ad una serie di considerazioni. Innanzitutto la riduzione di fertilizzanti minerali è positiva se consideriamo che il loro impiego eccessivo può provocare fenomeni d’inquinamento delle falde acquifere, mentre una seconda considerazione, legata indirettamente a quanto sopra riportato, è che l’utilizzo di fertilizzanti con elevato contenuto di sostanza organica rappresenta un importante incentivo allo sviluppo dell’economica circolare perché, ovviamente, comporta l’impiego di prodotti (fertilizzanti) in gran parte provenienti da materie altrimenti destinate all’inutilizzo o al rifiuto.

Ricordiamo infatti che I concimi organici sono quelli nei quali gli elementi della fertilità presentano legami chimici con composti organici del carbonio, di origine sia animale sia vegetale, e si distinguono in semplici se apportano solo azoto e composti se apportano combinazioni azoto-fosfatiche. I concimi organo- minerali, a loro volta, possono derivare da reazione o da miscelazione tra concimi organici e minerali, possono essere semplici o composti e sia binari sia ternari (Fonte: Assofertilizzanti).

 

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