Irrigazione più razionale con i sensori dielettrici

Irrigare quando è la pianta a chiederlo è il modo più efficiente di utilizzare l’acqua e le nuove tecnologi permettono di automatizzare in modo efficace tutto il processo

Mai come in questi ultimi anni l’agricoltore è chiamato a usare tutte le armi a sua disposizione per coltivare riducendo al minimo gli input di mezzi tecnici, come agrofarmaci, concimi e soprattutto acqua. Questa richiesta nasce dall’esigenza espressa da diverse parti, Unione Europea in primis, di rispettare i dettami della sostenibilità ambientale, ottenere cioè produzioni di elevata qualità riducendo al minimo l’impatto delle coltivazioni razionalizzando al contempo l’uso dell’acqua irrigua. A pensarci bene gli agricoltori rispettano da sempre la sostenibilità, soprattutto quella economica, a memoria d’uomo infatti non si è mai saputo di agricoltori che amino sprecare soldi “buttando via” acqua, agrofarmaci o concimi e, soprattutto in ambito orticolo, la razionalizzazione nell’impiego dell’acqua e degli elementi nutritivi è un obiettivo basilare per mantenere il reddito delle coltivazioni.

L’utilizzo dell’acqua in orticoltura è una vera e propria arte, sia quando viene utilizzata “tal quale”, sia come veicolo per la fertirrigazione e il metodo migliore per dare l’acqua “quando serve” è conoscere l’evapotraspirazione delle colture. Stimare quanta acqua sia presente e disponibile nel terreno non è facile, ma da qualche anno sono disponibili sul mercato degli strumenti utili in questo senso i sensori dielettrici.

Questi strumenti assolvono più o meno lo stesso compito dei tensiometri per la misura del potenziale idrico con il vantaggio, secondo gli esperti, di una maggiore accuratezza. Il principio è molto semplice, tramite i sensori si capisce quando la riserva idrica del suolo o del substrato di coltivazione scende sotto a un determinato livello (detto set-point irriguo) permettendo la reintegrazione “a chiamata”, in pratica non è l’operatore a decidere quando irrigare, ma è la pianta che lo avverte quando è il momento.

Senza entrare nel dettaglio del meccanismo del loro funzionamento (si basano sulla misura dell’impedenza complessiva del substrato o del suolo attraverso la misura del voltaggio e dell’intensità della corrente di un campo elettromagnetico da essi stessi generato) i sensori dielettrici restituiscono letture immediate e abbastanza accurate sul contenuto idrico volumetrico del substrato o del suolo dove sono inseriti, tenendo presente che la salinità influenza la precisione dello strumento. Devono ovviamente essere posizionati in modo intelligente: esperienze dell’Università di Pisa suggeriscono infatti che il sensore va posto nella zona radicale delle piante aventi evapotraspirazione medio-alta rispetto alla media di quelle presenti nel settore irriguo e non troppo lontano, né troppo vicino al gocciolatore.

Inoltre nel caso di colture in terreno si possono utilizzare due sensori: uno posto nella zona radicale, che effettua il controllo della partenza dell’irrigazione e un secondo nella zona sottostante, che servirà all’interruzione di questa.

Se utilizzati su larga scala possono portare a un incremento dell’efficienza nell’uso dell’acqua nelle colture protette intorno al 15-20%, unita a una riduzione dei nutrienti lisciviati dai terreni, con notevoli benefici ambientali (Fonte: Incrocci 2012).

Altre esperienze tuttora in corso presso alcune Università italiane mirano inoltre ad associare l’utilizzo dei sensori per l’evapotraspirazione con i DSS (Decision Support System – sistema di supporto alle decisioni che raccolgono una serie di dati, come quelli meteo, legati alla coltura e consigliano le azioni più appropriate per diverse esigenze colturali) in modo da attivare l’irrigazione solo quando realmente serve. Pensiamo infatti a quanto può essere differente il contenuto idrico del suolo in diverse parti di uno stesso appezzamento e quanto questa diversità influenzi la produttività delle colture. Irrigare poco dove servirebbe molta acqua e viceversa è un rischio concreto se non si conoscono le caratteristiche pedologiche e un sistema automatizzato che “legge” in tempo reale la situazione può agire di conseguenza, massimizzando l’efficacia dell’irrigazione, fermo restando che basare il consiglio irriguo su informazioni provenienti da pochi punti di misura potrebbe restituire risultati scadenti.