La Pac post2020 premierà l’agricoltura smart

La Pac (Politica agricola comunitaria) è stata oggetto di diverse ondate di riforme, l’ultima delle quali è stata decisa nel 2013 e attuata nel 2015.

Nel 2020, tra poco più di 2 anni, l’attuale ordinamento della politica agricola comunitaria verrà a scadere e il mondo agricolo si interroga su quale saranno i nuovi obiettivi. Stando alle indicazioni raccolte da un’indagine svolta dall’Unione Europea tra i suoi cittadini sembra che gli obiettivi ambientali e territoriali saranno quelli maggiormente influenti (https://hmclause.com/it/lue-chiede-ai-propri-cittadini-che-Pac-vogliono ).

Alla Pac attualmente in vigore era già stato chiesto di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare mediante una produzione agricola sostenibile, migliorare la competitività e la ripartizione del valore nella filiera alimentare, utilizzare in modo sostenibile le risorse naturali e lottare contro i cambiamenti climatici e assicurare il dinamismo economico e sociale delle zone rurali, ma stando a quanto riportato nel Report “The Future of Food and Farming” che verrà presentato in forma ufficiale a fine novembre, la nuova Pac dovrà rispondere a sfide ben chiare:

  • incrementare l’occupazione, la crescita e gli investimenti;
  • sfruttare il potenziale della bioeconomia (https://it.wikipedia.org/wiki/Bioeconomia), dell’economia circolare e dell’Unione dell’energia (http://publications.europa.eu/webpub/com/factsheets/energy/it);
  • portare la ricerca e l’innovazione fuori dai laboratori, cioè nei campi e nei mercati;
  • connettere pienamente gli agricoltori e le campagne con l’economia digitale;
  • contribuire all’agenda della Commissione europea in tema di migrazioni;
  • contribuire a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi COP21 e degli Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Una delle parole chiave della Pac post 2020 sarà “intelligente” (smart): all’agricoltura europea verrà sempre più richiesta la cura per l’ambiente e la crescita dell’occupazione, soprattutto nelle aree più svantaggiate. Gli agricoltori europei sono i primi gestori dell’ambiente naturale, gestiscono suolo, acqua, aria e biodiversità e allo stesso tempo garantiscono 22 milioni di posti di lavoro solo nell’ambito prettamente rurale. Su questo punto è importante sottolineare che molte aree rurali dell’Ue soffrono di problemi strutturali come, ad esempio, la mancanza di opportunità di lavoro attraenti, investimenti insufficienti nella connettività e nei servizi di base e un significativo abbandono da parte dei giovani. La Pac deve giocare un importante ruolo nella promozione della crescita e dell’occupazione rurale attraverso la creazione di filiere innovative per arrivare allo sviluppo dei “Villaggi intelligenti” (Smart Village) in tutta l’Unione (Fonte: Frascarelli, 2017).

A questi aspetti va legata la necessità, sottolineata nel Report, di attrarre nuovi agricoltori, nell’Ue solo il 6% ha meno di 35 anni, per cui la Pac post 2020 dovrà risolvere le difficoltà e gli ostacoli di chi intende iniziare a lavorare in ambito rurale, burocrazia in primis.

Altri aspetti interessanti riguardano il ruolo della Pac nell’aiutare gli agricoltori a migliorare il proprio reddito, le soluzioni che verranno messe in atto in questo senso saranno mirate agli investimenti nella ristrutturazione e modernizzazione aziendale anche aumentando la diffusione di nuove tecnologie come l’agricoltura di precisione. Altro importante capitolo è la gestione del rischio, che verrà affrontato tramite il sostegno assicurativo e gli strumenti di stabilizzazione del reddito, misure contenute nel II pilastro.

La “patata bollente” è legata ovviamente al tema dei pagamenti diretti, che dovrebbero rimanere tali ma semplificati e maggiormente mirati, in sintesi:

  • tetto massimo (capping) obbligatorio dei pagamenti diretti, tenendo in considerazione il lavoro per evitare effetti negativi sull’occupazione. Potrebbe essere introdotto un importo massimo di pagamenti diretti per beneficiario in un range tra 60.000 e 100.000 euro;
  • miglioramento del sostegno per le aziende agricole più piccole, in particolare tramite un pagamento redistributivo;
  • focus su coloro che realmente vivono di agricoltura (agricoltore attivo).

Per i pagamenti diretti, inoltre, viene confermato anche il legame all’attuazione di pratiche ambientali e climatiche, che diventeranno la base per pratiche più ambiziose e volontarie. In sintesi, il sostegno sarà commisurato ai risultati ottenuti in termini ambientali e climatici (Fonte: Frascarelli, 2017).

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