L’UE chiede ai propri cittadini che pac vogliono

Con il 2020 la pac cambierà pelle ancora una volta e i responsabili dell’Ue hanno chiesto ai cittadini come dovrà essere

 

L’Europa considera l’agricoltura un “bene comune”, è la fonte principale del cibo per gli abitanti del Vecchio continente e, aspetto ancora più importante per i decisori UE, è legata a doppio filo con l’ambiente, soprattutto sotto l’aspetto naturale.

Non per niente nell’evoluzione della pac degli ultimi anni il fattore ambiente ha giocato un ruolo fondamentale, basti pensare al greening o alle misure agroambientali dei Programmi di sviluppo rurale.

Nel 2020, tra poco più di 2 anni, l’attuale ordinamento della politica agricola comunitaria verrà a scadere, quindi a Bruxelles hanno pensato di chiedere direttamente ai cittadini Europei, tramite un sondaggio on line, che pac (e quindi che agricoltura) vogliono.

Va detto che il contesto della pac attuale, entrata in vigore nel 2015, si è modificato in modo significativo: i prezzi agricoli sono scesi sostanzialmente e l’incertezza del mercato è aumentata a causa, tra l’altro, di fattori macroeconomici e tensioni geopolitiche che ostacolano una chiara pianificazione a lungo termine del settore. Inoltre l’importanza dei negoziati commerciali si è spostata in modo più visibile dagli accordi multilaterali a quelli bilaterali, che richiedono un attento bilanciamento degli interessi offensivi e difensivi, prestando la dovuta attenzione ad alcuni settori sensibili.

Tutto questo ha suscitato un vivace dibattito pubblico sulla questione se la riforma del 2013 sia sufficiente per rispondere alle sfide più ampie relative all’equilibrio del sostegno, alle prospettive economiche per l’agricoltura e le zone rurali, alla cura per l’ambiente, all’azione in materia di cambiamenti climatici e alla produzione alimentare sostenibile e sicura.

In questo contesto la Commissione ha avviato, tra le altre attività in essere, anche un’ampia consultazione tramite il questionario sopraccitato.

Il questionario, che è stato chiuso lo scorso 2 maggio, ha raccolto in tre mesi circa 320.000 contributi e 1.400 position papers, di cui solo 22.000 (circa il 7%) provenienti da agricoltori o da individui che dichiarano di essere direttamente coinvolti nell’attività agricola, decisamente pochi. E ancora, oltre 260.000 schede – cioè più dell’81% – arrivate grazie alla mobilitazione di 600 organizzazioni ambientaliste e della società civile che chiedono un «cambiamento radicale della Pac». La consultazione ha visto una massiccia partecipazione da parte di tedeschi (46% dei contributi) e, anche se meno significativa, di francesi (13%) e italiani (12%). Inutile sottolineare che, vista la tipologia dei partecipanti, i numeri raccontano una Pac che è sempre meno questione per gli agricoltori ma che mobilita sempre di più interesse (e interessi) che vanno al di là della cerchia degli addetti ai lavori.

Dalle primissime indiscrezioni raccolta sembra che la componente “ambiente” avrà un peso sempre maggiore nella pac del futuro, così come verrà dato grande risalto al ruolo di agricoltura come “motore per l’occupazione e la sorveglianza del territorio”. Detto in parole povere, ai cittadini europei interessa che l’agricoltura custodisca il territorio evitando da una parte lo spopolamento delle aree rurali e dall’altra le mantenga controllate e, possibilmente, piacevoli da visitare e magari da abitare.

I dati saranno ulteriormente analizzati per essere presentati in modo ufficiale in una grande  individui che dichiarano di essere direttamente coinvolti nell’attività agricola, decisamente pochi. E ancora, oltre 260.000 schede – cioè più dell’81% – arrivate grazie alla mobilitazione di 600 organizzazioni ambientaliste e della società civile che chiedono un «cambiamento radicale della Pac». La consultazione ha visto una massiccia partecipazione da parte di tedeschi (46% dei contributi) e, anche se meno significativa, di francesi (13%) e italiani (12%). Inutile sottolineare che, vista la tipologia dei partecipanti, i numeri raccontano una Pac che è sempre meno questione per gli agricoltori ma che mobilita sempre di più interesse (e interessi) che vanno al di là della cerchia degli addetti ai lavori.

Dalle primissime indiscrezioni raccolta sembra che la componente “ambiente” avrà un peso sempre maggiore nella pac del futuro, così come verrà dato grande risalto al ruolo di agricoltura come “motore per l’occupazione e la sorveglianza del territorio”. Detto in parole povere, ai cittadini europei interessa che l’agricoltura custodisca il territorio evitando da una parte lo spopolamento delle aree rurali e dall’altra le mantenga controllate e, possibilmente, piacevoli da visitare e magari da abitare.

I dati saranno ulteriormente analizzati per essere presentati in modo ufficiale in una grande conferenza in programma il 7 luglio a Bruxelles.