Meno fondi per la pac post 2020

Oltre 20 miliardi in sette anni. Questo il taglio proposto pochi giorni fa sulla Politica agricola comune dalla Commissione europea nel suo progetto di quadro finanziario pluriennale dopo il 2020 (quindi 2021-2027) presentato come una diminuzione «di circa il 5%» rispetto al periodo di programmazione finanziaria 2007-2014.

Gli addetti ai lavori evidenziano che questo rischio è reale sebbene si tratti solo di un punto di partenza che adesso andrà discusso, ma le prospettive non sono incoraggianti.

Scendendo nel dettaglio, per il periodo 2021-2027 Bruxelles prevede 1.279 miliardi di euro di budget, corrispondenti all’1,11% del Pil complessivo dei 27 paesi mebri, una cifra in aumento rispetto ai 1.087 miliardi dell’attuale quadro di bilancio pluriennale, ma per il «post Brexit» il piano di Bruxelles prevede più fondi per i migranti, la difesa, la ricerca ed Erasmus e tagli ai fondi, come già evidenziato, alle politiche agricole e di coesione. «Non è una riduzione massiccia, non è un massacro né per la Pac, né per la coesione» ha detto il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, ma la strada di questa proposta pare decisamente in salita.

Francia, Germania e Austria hanno già protestato e anche nel nostro Paese non sono mancate le prese di posizione contrarie: «ribadisco con forza la mia contrarietà a tagliare le risorse della Politica Agricola Comune nel bilancio Ue 2021-2027 proposto dalla Commissione europea – ha detto Paolo De Castro, primo vice-presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo. L’annunciato taglio del 5% del bilancio agricolo rappresenta un calo inaccettabile, considerando anche che viene chiesto a i Paesi della vecchia Europa, tra cui l’Italia, di proseguire nella convergenza degli aiuti diretti, ora più elevati rispetto a quelli dei nuovi Partner europei». Anche le tre sigle sindacali agricole italiane, Coldiretti, Confagricoltura e Cia, sono unite dalla netta contrarietà alla proposta di Juncker, un taglio al budget della futura Pac per il quale, va sottolineato, non è ancora chiara l’applicazione. Perché queste nuove regole trovino terreno fertile, infatti, avranno sempre maggiore importanza i Piani nazionali.

Questi Piani nazionali dovranno infatti dettagliare come i rispettivi Paesi intendono raggiungere gli obiettivi, delineare la distribuzione delle risorse tra i vari «strati» dei pagamenti diretti e gli interventi sullo sviluppo rurale, programmi settoriali dettagliati (vino, olio, ortofrutta), definizioni (entro limiti stabiliti da Bruxelles) di agricoltore in attività e giovane agricoltore e analisi dei bisogni e sul raggiungimento degli obiettivi.

Il referente della Commissione per i Piani nazionali sarà il Paese membro. Sulla carta non sembra un’impresa amministrativa facile per gli Stati in cui la competenza dell’agricoltura è regionale. Non solo per l’Italia, quindi, ma anche per Spagna e Germania. O quanto meno, non sembra un’impresa facile da concludere entro il 2020.

 

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