Mosche bianche del pomodoro: riconoscimento, danni e difesa

Mosche bianche del pomodoro: riconoscimento, danni e difesa

Gli alueurodidi Trialeurodes vaporariorum e Bemisia tabaci sono due tra i principali nemici del pomodoro, oltre che abbattere il valore commerciale del prodotto sono vettori di temibili virosi

Sotto il termine, un po’ generico, “aleurodidi” rientrano due tra i principali nemici delle colture orticole sotto serra e cioè il Trialeurodes vaporariorum e la Bemisia tabaci.

bemisia_tabaci_from_usda_1Questi due piccoli insetti, noti anche come «mosche bianche», attaccano infatti molte piante orticole e ornamentali soprattutto in ambiente protetto, ma il loro obiettivo preferito è senza dubbio il pomodoro da mensa. Le mosche bianche vivono principalmente sulla pagina inferiore delle foglie e per la loro elevata attività trofica producono una grande quantità di melata che imbratta tutte le parti vegetative che, in seguito, sono interessate da abbondante fumaggine con notevole deprezzamento commerciale del prodotto. Oltre a questo causano un danno diretto dovuto alla sottrazione della linfa che si manifesta con ingiallimenti fogliari, deperimenti e disseccamenti vegetativi.

Compiono da 9 a 15 generazioni in relazione alle temperature e un ciclo di sviluppo si completa in circa 30 giorni. Gli adulti di mosca bianca possono di solito essere trovati nella parte alta della pianta nella pagina inferiore delle giovani foglie, dove depositano le loro uova. Quando si scuote una pianta infestata, gli adulti volano via per poi ritornare nella pagina inferiore delle foglie. Le larve si trovano nella pagina inferiore delle giovani foglie, le pupe si trovano nelle foglie più vecchie. Le larve di Bemisia tabaci possono trovarsi sia su foglie vecchie che giovani. Morfologicamente i due insetti si distinguono per la posizione assunta delle ali, in T. vaporariorum sono disposte in senso orizzontale, mentre in B. tabaci sono ripiegate a forma di tetto.

Altra grave minaccia rappresentata da questi insetti è la diffusione del virus del giallume del pomodoro (ToCV e TICV). Il TICV (Tomato Infectious Chlorosis Virus) viene trasmesso dal Trialeurodes vaporariorum, mentre il ToCV viene trasmesso anche dalla Bemisia tabaci. I primi sintomi di questa virosi si manifestano nella parte mediana della pianta e sono spesso assimilabili a carenze nutrizionali di magnesio o fosforo. Le foglie si presentano con ingiallimenti irregolari della lamina e al tatto quelle adulte assumono una consistenza croccante e con la nervatura centrale rivolta verso il basso. In genere si assiste a una perdita di vigore e a una scadente allegagione. Entrambi gli insetti vettori possono essere ospitati da diverse specie coltivate e da numerose spontanee (Capsella b.p., Sonchus spp., ecc.), alcune delle quali possono costituire focolai di infezione. Non esistono forme di terapia per combattere le virosi, è utile solo la lotta al vettore.

  1. tabaci, peraltro, causa maggiori preoccupazioni in quanto è in grado di trasmettere anche il pericoloso virus TYLC, virus dell’accartocciamento fogliare giallo. Questa virosi è facilmente riconoscibile dalle ridotte dimensioni delle foglie che presentano, tra l’altro, i margini rivolti verso l’alto e interessati da una vistosa colorazione gialla. Le infezioni precoci causano mancata fruttificazione e i danni, in coltura protetta possono raggiungere anche il 70-80%. Per quanto riguarda il TYLCV esiste la possibilità di utilizzare varietà mediamente resistenti. (Fonte: D’Ascenzo, 2014).

L’Istituto di virologia del CNR (Consiglio nazionale delle Ricerche) studia da anni la diffusione degli aleurodidi vettori nell’agro-ecosistema italiano, mentre T. vaporariorum è praticamente ubiquitario, B. tabaci ha tuttora una diffusione relativamente limitata. A questo link www.cabi.org/isc/datasheet/8925 è possibile consultare (in inglese) una serie di mappe della presenza di aleurodidi vettori in Europa e dei virus che essi trasmettono (Fonte: CNR).

La difesa dagli aleurodidi del pomodoro può essere condotta sia con mezzi chimici che biologici e, per poter posizionare tempestivamente gli interventi è utile installare trappole cromotropiche gialle tenendo comunque presente che eventuali trattamenti effettuati nei confronti degli afidi sono, generalmente, efficaci anche nei loro confronti. In coltura protetta Encarsia formosa può validamente essere introdotto nei confronti di T. vaporariorum in 4-6 soluzioni a cadenza settimanale per un totale di 12-20 pupari/m2, tenendo conto che a temperature inferiori a 18 °C gli adulti volano con difficoltà e al di sopra dei 30 °C, vivono solo qualche giorno. Per il controllo di B. tabaci può essere utilizzato Eretmocerus mundus, specifico contro questa specie in ragione di 1-2 pupari/ m² per almeno 4-6 settimane. Risultati interessanti sono stati ottenuti anche con l’utilizzo di Beauveria bassiana (Fonte: Del Grosso, 2016).

Fonte foto: Wikipedia e Usda