Ortofrutta italiana: un patrimonio da far conoscere meglio

Il nostro Paese è la culla dell’ortofrutta di qualità ma gli italiani consumano meno frutta e verdura rispetto alle raccomandazioni dell’Oms. L’origine italiana dei prodotti è però premiata al consumo, così come il sapore

L’Italia è identificata, a livello mondiale, come il Paese del buon cibo, ma le nostre produzioni orticole e frutticole, seppure di indiscussa qualità e varietà, non gode della popolarità che invece meriterebbe. A livello europeo abbiamo infatti numeri di tutto rispetto: il nostro Paese è al primo posto per valore della produzione orticola e frutticola (20% del totale Ue). I dati del Primo Rapporto Nomisma – Unaproa evidenziano infatti come l’Italia vanti il 18% delle superfici orticole europee e il 17% di quelle frutticole (al secondo posto dopo la Spagna).

Il nostro pomodoro è il vero protagonista, siamo leader per produzione a livello UE e, grazie anche alla trasformazione in passata e sughi, è fortemente percepito anche nel resto del mondo come ambasciatore del Made in Italy.

Numeri a parte quello che emerge da diversi studi di settore effettuati negli ultimi anni è che gli italiani sono i primi a conoscere meno di quello che si pensi l’ortofrutta nazionale e, quel che è peggio, a non consumarne a sufficienza.

Da oltre 10 anni è in corso un progressivo calo dei consumi di frutta e verdura da parte degli italiani, dal 2000 ad oggi gli italiani hanno “rinunciato” a consumare quasi 1,7 milioni di tonnellate di frutta e verdura (-18%) che, in termini pro capite significa che si sono persi per strada 17 chili di consumi di frutta e verdura freschi (dati Nomisma). Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2014, fanno emergere che i consumi annui di prodotti ortofrutticoli freschi si sono fermati a 130,6 kg, che equivalgono a non più di 360 grammi al giorno (nel 2000 le quantità consumate quotidianamente erano superiori ai 400 grammi). Ad uscirne peggio è la frutta (-15% rispetto al 2000), mentre per gli ortaggi il calo è più contenuto (-6%).

Non è un luogo comune affermare che abbiamo perso le buone abitudini: l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) raccomanda almeno 400 grammi al giorno di frutta e verdura assunte più volte al giorno. In Italia solo il 18% della popolazione di età superiore a 3 anni consuma almeno 4 porzioni di frutta e verdura ogni giorno. Non va meglio nel resto dell’Europa: in Francia i consumi giornalieri si fermano a 223 grammi, nel Regno Unito a 273. Solo la Spagna, con un consumo medio di 490 grammi al giorno, ha consumi in linea con le raccomandazioni Oms (dati Nomisma).

Secondo il recente “Monitor Ortofrutta” divulgato da Mark Up gli italiani credono, sbagliando, di aver aumentato il proprio consumo di ortofrutta, ma c’è di buono che il consumatore “medio” ha maggiore fiducia verso l’ortofrutta di origine italiana, che considera più salubre rispetto a quella estera. Altro aspetto importante è legato al gusto: il consumatore preferisce un frutto o un ortaggio dolce e saporito rispetto a uno “bello” ed è disposto a pagare di più questa caratteristica, desiderio che però vede ancora impreparata la Grande distribuzione organizzata.

Insomma, l’Italia è un Paese con potenzialità di crescita elevatissime nel comparto della frutta e degli ortaggi freschi, che sono un ingrediente fondamentale della dieta mediterranea (patrimonio Unesco). Si impara da piccoli che le vitamine, i minerali e le fibre contenute in frutta e verdura sono essenziali per la nostra salute: in questo senso, l’assegnazione al nostro Paese di una dotazione finanziaria indicativa di 16,7 milioni l’anno per l’iniziativa “Frutta nelle scuole” può sicuramente essere di aiuto. Spiegare già dai primi anni di scuola l’importanza di un’alimentazione ricca di frutta e verdura, infatti, è il modo migliore per avere consumatori consapevoli e in grado di scegliere la qualità e la quantità di ortofrutta necessaria per vivere bene e a lungo.