Pacciamature biodegradabili: alternativa interessante

Utilizzare le plastiche biodegradabili per pacciamare le colture orticole offre alcuni vantaggi, tra cui evitare la raccolta e lo smaltimento a fine utilizzo. Di contro hanno costi superiori.

Attualmente nel mondo si consumano circa 4 milioni di tonnellate di film agricoli, di cui il 45% per pacciamatura. La tecnica della pacciamatura offre importanti vantaggi agronomici ma crea un rifiuto da smaltire, alla fine ciclo colturale i teli plastici contaminati da residui vegetali e di terreno aumentano il peso iniziale di circa il 50% e il loro smaltimento comporta un costo elevato per l’agricoltore. Si stima che in Italia ogni anno meno della metà delle plastiche per pacciamatura vengano smaltite correttamente; il resto viene eliminato secondo metodi non conformi (fonte: PtP – Parco tecnologico Padano, 2015).

Queste considerazioni, oltre a mettere in luce un problema quotidiano per chi lavora in campagna, sottolineano come le soluzioni alternative possono andare incontro alla maggiore sostenibilità ambientale che da più parti viene richiesta al mondo agricolo.

Una soluzione praticabile a livello professionale è l’utilizzo di plastiche biodegradabili per la pacciamatura. Oggi le plastiche biodegradabili per la pacciamatura in commercio sono sostanzialmente due, di proprietà di altrettanti gruppi industriali. Senza entrare nel dettaglio e senza fare nomi ricordiamo solo che la tecnologia alla base delle “bioplastiche” compostabili deve rispettare rigidi standard internazionali.

Partito come materiale alternativo per realizzare gli “shoppers” (sacchetti per la spesa) e altri articoli similari le plastiche biodegradabili si prestano anche per la realizzazione di teli per la pacciamatura. Nelle condizioni tipiche di campo, infatti, i teli di questo tipo vanno incontro a un processo di biodegradazione da parte dei microrganismi presenti nel suolo e nel giro di alcune settimane (difficile se non impossibile stimare esattamente il tempo necessario a causa dei tanti fattori esterni necessari) si trasformano in compost. I produttori assicurano inoltre elasticità, resistenza a taglio, strappo e umidità paragonabili a quella dei teli “convenzionali” in polietilene nero a bassa densità e comunque adatti all’impiego in campo aperto o in coltura protetta.

I risultati di alcune prove sperimentali condotte dal Crea – Unità di ricerca per le colture alternative al tabacco di Scafati (Salerno) su pomodoro da industria in Campania riportano che con i teli biodegradabili si sono rilevate rese di prodotto commerciabile simili a quelle osservate per la pacciamatura con telo polietilenico. Altri due teli neri biodegradabili oggetto della prova hanno dato le rese paragonabili rispetto a quelle ottenute sotto il telo in polietilene a S. Agata, ma nettamente più basse a Scafati (circa 10 t/ha in meno).

Il campo di quest’ultima località è stato interessato da un periodo di ristagno idrico a inizio giugno, che ha condizionato il livello medio di produzione della coltura. Per quanto riguarda lo scarto, con i teli biodegradabili si sono osservati i più alti livelli di scarto in entrambi gli ambienti, paragonabili a quelli osservati a Scafati per il polietilene. Il telo biodegradabile e quello polietilenico a S. Agata hanno mostrato invece i livelli di scarto più bassi (Cozzolino, 2010).

Dal punto di vista economico il discorso è un po’ più complesso: sempre lo stesso gruppo di ricerca ha messo a confronto un telo pacciamante biodegradabile con uno convenzionale su fragola in coltura protetta in provincia di Salerno. Nel caso in questione il telo pacciamante biodegradabile costa 34,2 euro/tunnel (35 m × 5 m), contro i 15,5 del telo in polietilene (Iva esclusa), ma non presenta costi di smaltimento, che per il polietilene, invece, sono pari a 14 euro/tunnel. Il telo LDPE, inoltre, è soggetto a Iva al 20%, mentre quello biodegradabile al 4%. Inoltre, riporta la sperimentazione, fino alla fine della fase di raccolta il telo biodegradabile non ha mostrato lesioni o rotture sul colmo delle prode, ma alla base presentava solo piccole lesioni dovute al passaggio degli operari per le operazioni colturali (Cozzolino, 2011).

Esistono in Italia diverse realtà aziendale che utilizzano la pacciamatura con teli biodegradabili e dalle testimonianze riportate su diverse Riviste specializzate si evidenzia come la possibilità di evitare la raccolta e smaltimento del telo “trinciandolo” e lasciando in campo i residui a fine coltura sia il punto forte di questa scelta.

Come ogni mezzo tecnico anche le pacciamature biodegradabili hanno pro e contro, e come ogni mezzo tecnico è necessario testare sul campo (in tutti i sensi) la loro efficacia e affidabilità.