Pomodoro: la tecnologia al servizio della raccolta

La raccolta meccanica del pomodoro da industria viene svolta oggi da veri e propri “cantieri” in grado di abbattere i costi di manodopera salvaguardando la qualità del prodotto

Nell’ambito della meccanizzazione applicata al comparto orticolo nazionale la raccolta meccanica del pomodoro da industria ricopre sicuramente un ruolo fondamentale, sia per l’importanza economica della filiera, sia per la diffusione delle superfici. Le macchine per la raccolta del pomodoro da industria rientrano nel grande gruppo delle raccoglitrici meccaniche e sono caratterizzate da un livello di complessità tecnologica decisamente elevato. Queste raccoglitrici devono infatti soddisfare due distinte esigenze operative, entrambe fondamentali: distacco delle bacche e loro successiva selezione.

Chiariamo subito che la meccanizzazione della raccolta del pomodoro da industria si è potuta sviluppare solo successivamente all’introduzione sul mercato di varietà adatte alla manipolazione meccanica e dopo la messa a punto della tecnica agronomica per la loro coltivazione.

Per essere adatta alla raccolta meccanica la coltura deve, infatti, possedere determinate, tra le quali ricordiamo lo sviluppo determinato della pianta (cespuglioso), la maturazione contemporanea delle bacche (la raccolta deve avvenire in un unico passaggio) e la resistenza meccanica dei pomodori (specialmente dell’epicarpo). Le varietà da raccolta meccanica sono caratterizzate nella maggior parte dei casi dal carattere “jointless” del peduncolo, che resta attaccato alla pianta anziché alla bacca. Inoltre queste varietà hanno bacche con buccia resistente che le rende resistenti agli urti e alla movimentazione.

Le raccoglitrici meccaniche possono essere di tipo trainato o semovente.

Le trainate sono costituite da un telaio portante a ruote e derivano il loro movimento dalla presa di potenza della trattrice alla quale sono collegate e tutti gli organi dell’operatrice sono azionati a mezzo di motori idraulici. Nella parte anteriore si trova l’apparato falciante che può essere del tipo a barra oscillante (lavora in superficie) oppure a coltelli fissi (lavora a 2-3 cm sotto la crosta del terreno) con un fronte di lavoro di 1,50-1,80 m. Le piante intere falciate passano su un elevatore a denti che le porta ad un nastro di tipo oscillante e successivamente ad un setaccio a grossi crivelli orizzontali, dotati di moto ondulatorio e provvisti di spazzole, che separano i frutti dagli steli. La parte aerea della pianta cade sul terreno posteriormente alla macchina, mentre i frutti vengono inviati, a mezzo di nastro elevatore, al piano di cernita dove, nei modelli di prima generazione, gli operatori addetti (6-10) procedono alla selezione dei frutti, eliminando quelli verdi e alterati che andranno sul terreno. Queste macchine consentono di ottenere una sensibile riduzione della manodopera necessaria (in media del 10- 20%) però comportano una notevole perdita di prodotto per bacche danneggiate che possono variare dal 10 al 15% a seconda delle condizioni operative (Fonte: Calderini-Edagricole). La capacità media di lavoro giornaliera si aggira intorno a 800 q, il che porta la produttività media per operaio su valori di 10 q/h (comunque 10 volte superiore rispetto alla raccolta manuale).

Le semoventi sono veri e propri “cantieri di raccolta” e attualmente quelle in commercio hanno potenze comprese tra 85-130 kW) a quattro ruote motrici con trasmissione mista idraulico-meccanica e possono montare pneumatici a sezione larga e bassa pressione.

Per quanto concerne il funzionamento a grandi linee vale quanto scritto per le trainate, con qualche differenza sul sistema di taglio, che su questa tipologia di macchine oggi è prevalentemente a barra oscillante senza controlama al di sopra della quale agiscono dita mobili, oscillanti su un piano verticale, che pettinano la pianta e impediscono il rotolamento delle bacche. La risalita del prodotto è agevolata da un aspo in gomma o, più frequentemente, da un sovranastro di accompagnamento dotato di appendici sempre in gomma. Per quanto riguarda la cernita ricordiamo che è un’operazione essenziale per il buon esito del raccolto e può essere affidata ad una serie di operatori oppure si può ricorrere a sistemi elettronici automatici, i quali si basano sulla individuazione del colore e separano rosso da verde con possibilità di regolazione per l’avviamento del giallo verso l’una o l’altra frazione.

I sistemi più diffusi funzionano con sensori di ultima generazione che permettono il distanziamento delle bacche per mezzo di nastri allineatori. La percentuale della frazione verde e di scarto nel prodotto raccolto può essere ridotta a valori sicuramente accettabili (meno del 5%).

All’eliminazione del materiale estraneo come foglie e residui vegetali provvedono appositi ventilatori, ma la presenza di sistemi di pulizia e selezione automatica spesso non esclude completamente la necessità di operatori a bordo per effettuare una completa pulizia del prodotto.

La capacità operativa di queste macchine si aggira sui 200-250 q/h, con perdite che non superano il 5-10% operando in buone condizioni pedoclimatiche.

Secondo le valutazioni economiche svolte da alcuni costruttori il confronto fra i costi relativi alla raccolta manuale e quella meccanica dimostra come quest’ultima offra un largo margine di convenienza economica, specialmente nelle aziende di medie e grandi dimensioni, dove raccolta e cernita vengono effettuate sulla macchina stessa.

Per la gestione di un cantiere sono mediamente necessari 3 operatori per la conduzione dei mezzi e 2-8 operatori per la selezione a bordo. La qualità del lavoro è in relazione a fattori di carattere colturale e da altri di tipo meccanico. Quelli colturali che condizionano maggiormente la qualità della raccolta sono: umidità e sistemazione del terreno (in pari o in prose), modalità di semina (file semplici o binate), distanza interfilare, uniformità di maturazione delle bacche, livello di infestazione e condizioni sanitarie della coltura, sviluppo vegetativo della pianta, resistenza delle bacche al distacco e alle sollecitazioni meccaniche.

I principali fattori di tipo meccanico che condizionano la qualità del lavoro sono: la velocità di avanzamento, che determina il flusso di prodotto in entrata nella macchina, la velocità dei nastri e la regolazione dei parametri di funzionamento degli organi di scuotimento. Una ricerca svolta nel 2006 dall’Università di Bologna in collaborazione con Enama ha verificato che uno dei fattori che maggiormente incide sul danneggiamento delle bacche è l’altezza di caduta dei frutti sia all’interno della macchina, fra i diversi livelli degli organi di lavoro, sia in fase di scarico all’interno dei contenitori. Per evitare, o perlomeno limitare al minimo, questa problematica la funzionalità delle raccoglitrici dovrebbe essere valutata sottoponendo le macchine a prove in condizioni confrontabili e impiegando appositi protocolli di prova (Fonte: Bentini, 2006).