Redditi agricoli: in difficoltà seminativi e zootecnia

I dati di una recente indagine evidenziano che in Unione Europea gli agricoltori guadagnano meno rispetto al passato, soprattutto quelli che coltivano seminativi o allevano bestiame

L’inchiesta pubblicata a fine 2016 dal Copa-Cogeca (Associazione che riunisce gli agricoltori e le cooperative dell’Unione europea) evidenzia le difficoltà che il mondo agricolo vive tutti i giorni, cioè un calo per alcuni Paesi contenuto, ma per altri elevato, del reddito. I mercati sempre più volatili, gli elevati costi dei fattori di produzione e il peso della burocrazia sono gli indiziati principali, ma i dati vanno analizzati con attenzione.

Questa inchiesta viene effettuata due volte l’anno in Belgio (Fiandre), Danimarca, Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Svezia e Regno Unito (Inghilterra e Galles), su un totale di 8.000 intervistati.

L’indagine rileva che i cali più forti sono a carico del Nord Europa: Estonia e Danimarca segnano un impressionante -25%. Belgio e Lettonia perdono oltre il 12% ma anche per i cugini d’Oltralpe le cose non vanno meglio, in Francia il calo dei redditi agricoli è stimato al -15,8% su base annua. Male anche in Germania, i colleghi agricoltori tedeschi segnano per il 2016 un -4.7%. Nel Regno Unito poteva andare anche peggio, l’anno della Brexit ha portato indietro i redditi agricoli «solo» del 4%.

Non va meglio la situazione a casa nostra, -7.7 %. Questo valore, che ci fa rientrare nel campione dei paesi con reddito in calo nel 2016, è in controtendenza rispetto al 2015, anno in cui il nostro Paese, sempre secondo l’indagine Eurostat, segnava un ottimo +8,7%.

Con i numeri, notoriamente, si possono fare tante considerazioni ma va sottolineato che il calo 2016 per i redditi degli agricoltori italiani è comunque superiore a quello della media UE, che infatti è del -2,2%.

Altro aspetto da considerare sono ovviamente gli indirizzi produttivi degli agricoltori: a fare le spese sono principalmente quelli a seminativi e zootecnia, che risentono dei bassi prezzi delle materie prime e della stagnazione dei consumi interni. L’indagine infatti sottolinea che, a differenza della maggioranza dei colleghi europei, gli agricoltori italiani sono fiduciosi nella prospettiva che in 2-3 anni le cose miglioreranno, fatta eccezione per i grandi seminativi. Viticoltori e olivicoltori – riporta l’indagine – sono i più ottimisti.

Intervenendo a Bruxelles, il Segretario generale del Copa e della Cogeca Pekka Pesonen ha dichiarato: «l’inchiesta conferma che anche se la fiducia si è ripresa leggermente tra gli agricoltori verso la fine del 2016 dopo un leggero recupero nei mercati europei dei prodotti lattiero-caseari e della carne suina, la situazione resta sfavorevole. Gli agricoltori sono confrontati a crescenti sfide come la volatilità dei mercati, gli elevati costi dei fattori di produzione, l’aumento dei requisiti dei consumatori e il prolungamento dell’embargo russo sulle esportazioni agricole, che colpiscono fortemente il settore. Inoltre gli agricoltori sono bloccati dalla crescente burocrazia presente nella politica agricola comune (PAC). La situazione è anche molto difficile nel settore europeo dei seminativi e lo stato d’animo degli agricoltori in questo settore sta peggiorando».

Per restare in tema riportiamo anche la dichiarazione di il presidente dell’Accademia dei Georgofili Giampiero Maracchi durante una recente conferenza: «l’agricoltura nel suo complesso è l’unica attività umana che riassorbe completamente i gas ad effetto serra che produce. Tuttavia, non basta riconoscere l’importanza globale dell’agricoltura: è indispensabile ripensarla attraverso una collaborazione di filiera che garantisca un reddito equamente distribuito a tutti i livelli».

La relazione completa del Copa-Cogeca (in inglese) è disponibile al seguente indirizzo: www.copa-cogeca.eu/Download.ashx?ID=1604299&fmt=pdf