Siccità: si cercano soluzioni per aiutare l’agricoltura

Nel primo semestre del 2017 in Italia sono caduti appena 251 millimetri di pioggia, ben il 30% in meno rispetto alla media di riferimento e la primavera scorsa è stata, secondo il Cnr, la seconda più calda dal 1800 ad oggi con un’anomalia di +1,9 gradi, ma a giugno l’anomalia è stata addirittura di +3,2 gradi (vedi articolo www.hmclause.com/it/le-campagne-italiane-ostaggio-della-siccita). Le ripercussioni per la nostra agricoltura sono decisamente pesanti, una recente indagine stilata da Coldiretti segnala che i danni vanno dai 90 milioni di euro in Lombardia ai 120 milioni in Sardegna, fino al record dei 310 milioni in Calabria.

L’allarme siccità si è ormai esteso ad oltre i 2/3 della superficie agricola nazionale interessando praticamente tutte le regioni, anche se con diversa intensità, con perdite ben superiori al miliardo di euro, dagli ortaggi alla frutta, dai cereali al pomodoro, ma anche i vigneti e gli uliveti e le attività di allevamento.

Al caldo e alla mancanza di precipitazioni vanno aggiunti i danni causati da eventi atmosferici estremi come grandinate e temporali violenti ma di breve durata caratterizzati da precipitazioni che difficilmente aiutano le colture in difficoltà. In Emilia Romagna è già stato dichiarato lo stato di emergenza nelle zone di Parma e Piacenza dove si registrano danni soprattutto a carico del pomodoro da industria.

Purtroppo il meteo non è controllabile, ma l’Italia resta comunque un paese piovoso: ogni anno arrivano dal cielo circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua ma a causa delle carenze infrastrutturali ne vengono trattenuti solo l’11%.

Per cercare di risolvere questo problema è allo studio un Piano nazionale degli invasi – 2.000 tra medi e piccoli – per il quale si prevede una spesa di 20 miliardi di euro in 20 anni.

Gli invasi sono strutture artificiali che hanno lo scopo di contenere una notevole massa d’acqua, possono essere bacini per la maggior parte del tempo riempiti totalmente o parzialmente, oppure vengono mantenuti per lo più vuoti, in modo da essere impiegate per raccogliere grandi quantità di acqua in corrispondenza di eventi eccezionali (piene o esondazioni, quest’ultimo tipo di bacino è detto bacino di espansione o invaso di emergenza).

Nel corso di una conferenza svoltasi lo scorso 6 luglio, i vertici dell’Associazione nazionale delle bonifiche (Anbi), hanno fornito alcuni dettagli di massima dell’operazione, sottolineando che la gestione del Piano sarà affidata al Ministero delle politiche agricole e i fondi proverranno da un prestito della Banca europea degli investimenti (Bei), i cui funzionari seguiranno da vicino i progetti. In Italia sono attualmente in funzione 518 invasi costruiti tra il Dopoguerra e gli anni 80, ma da diversi decenni la realizzazione di questi strumenti utili anche alle emergenze irrigue è ferma.

Un miliardo l’anno per i prossimi vent’anni per costruire piccoli e medi invasi è una cifra notevole, ma pur sempre inferiore a quella che si spende per riparare i danni da siccità.