Solubilità: parola chiave in fertirrigazione

Solubilità: parola chiave in fertirrigazione

La fertirrigazione, per essere davvero efficace e redditizia per chi la utilizza, richiede conoscenze approfondite che variano dalla chimica all’agronomia e a volte, alcune di queste, possono non essere di immediata comprensione per l’operatore comune

Tematiche come bilancio idrico, concentrazione molare, evaporazione potenziale, conducibilità elettrica, preparazione della soluzione nutritiva (madre e figlia), sistemi di dosaggio e di iniezione dei nutrienti, ecc. sono complesse e allo stesso tempo sono il frutto di numerosi anni di ricerche e di esperienze professionali che hanno portato ricercatori, tecnici e produttori a un obiettivo comune: mettere a punto sistemi e prodotti atti a un impiego corretto dei nutrienti e dell’acqua, al fine di mettere in condizione le piante di «nutrirsi e di bere» con regolarità e con uniformità, per evitare alle stesse uno stress idrico-nutrizionale assicurando un ideale sviluppo vegetativo e produttivo (Fritegotto, 2013).

In questo breve articolo vogliamo riassumere un concetto essenziale sia per chi già pratica la fertirrigazione, sia per chi vorrebbe avvicinarcisi: la solubilità dei fertilizzanti.

Uno degli aspetti più delicati della fertirrigazione è la preparazione delle soluzioni nutritive concentrate da iniettare nel sistema. Occorre infatti garantire la loro stabilità chimico-fisica nel lungo periodo, evitando la formazione di precipitati o sospensioni e contemporaneamente ottimizzare il tempo impiegato dall’operatore nella loro preparazione. Il modo più efficiente, economico e versatile per garantire apporti completi e contemporanei degli elementi nutritivi necessari (macro, meso e microelementi) nelle soluzioni nutritive concentrate, è l’utilizzo di concimi idrosolubili in forma solida (cristalli o polveri) (Schippa, 2016).

Per i migliori risultati è utile tenere presente i seguenti punti:

  • Non utilizzare acqua fredda (< 10 °C), meglio riempire con acqua il contenitore dove sciogliere il concime qualche ora prima in modo che l’acqua raggiunga la temperatura ambiente (con acque con temperatura fredda < 10 °C evitare di sciogliere oltre 10÷15 kg di concime/100 litri). È inoltre sconsigliabile riscaldare l’acqua per aumentare la solubilità, se la temperatura dell’acqua nel tempo si abbassa c’è il rischio di formazione di precipitati e ricristallizzazione;
  • Per agevolare la solubilizzazione meglio evitare concentrazioni particolarmente elevate (in media circa 15÷25 kg/100 l in base al tipo di fertilizzante);
  • Per la preparazione di soluzioni concentrate è necessario iniziare la solubilizzazione dei concimi in polvere o cristalli da quelli a minor solubilità e finire con i prodotti più solubili.
  • Quando si utilizza nitrato potassico o concimi a base di nitrato potassico la temperatura dell’acqua diminuisce (effetto endotermico) e si incrementa il tempo di solubilizzazione proporzionalmente alla concentrazione di concime (tanto più è alta la concentrazione tanto maggior risulta il tempo di solubilizzazione).
  • Per agevolare la solubilizzazione del concime si consiglia di acidificare l’acqua prima di versare il concime in polvere utilizzando un acido.
  • Altra cosa da tenere presente è l’effetto legato agli “ioni in comune”: se un determinato fertilizzante viene dissolto nella stessa cisterna assieme a un altro fertilizzate con uno ione in comune la solubilità di entrambi è ridotta. Per esempio: nitrato di potassio e solfato di potassio sono compatibili e possono essere sciolti nella stessa cisterna, ma entrambi contengono lo ione potassio (K+)e la loro solubilità si riduce se vengono mescolati assieme (Fonte: www.smart-fertilizer.com).

Parlando di concimi idrosolubili la solubilità dovrebbe essere sottointesa, ma l’etichetta di legge non considera questo dato e spesso sono le aziende produttrici che forniscono questa indicazione in spazi fuori etichetta di legge o sul catalogo. È un dato facilmente reperibile in bibliografi a per i sali semplici, ma diventa più difficile se lo si cerca per i fertilizzanti NPK idrosolubili. Le ditte produttrici riportano spesso questo parametro nel catalogo o nelle schede tecniche dei prodotti, ma il problema per l’utilizzatore comune è come fare il confronto tra i differenti valori perché non sono uniformati da una norma di legge (Fritegotto, 2013).