Tuta absoluta, quasi un decennio di presenza

Apparsa nel nostro Paese circa 9 anni fa la Tuta absoluta, lepidottero appartenente alla famiglia dei Gelechiidae, ha creato diversi grattacapi agli agricoltori, soprattutto ai produttori di pomodoro

La Tuta absoluta ha cominciato a diffondersi dal luogo di origine (il Sud America) negli anni 90 per arrivare a insediarsi in buona parte del mondo in pochi anni. La larva è polifaga, con predilezione per alcune solanacee e, tra le piante coltivate, quella maggiormente apprezzata dal lepidottero è il pomodoro.

Questo lepidottero è caratterizzato da un elevato potenziale riproduttivo: fa circa 10-12 generazioni in un anno. Il ciclo vitale completo si conclude in 30-35 giorni. Gli adulti sono animali notturni che si nascondono tra le foglie durante il giorno, hanno una lunghezza compresa tra 5 e 7 mm e un’apertura alare di 8-10 mm. Una femmina adulta depone le uova sulla pianta ospite, e una femmina matura può deporre fino a 260 uova prima di completare il suo ciclo vitale. Le uova hanno una forma cilindrica, una lunghezza di 0,35 mm e un colore che varia dal bianco crema al giallo. La cova dura circa 4-6 giorni. Le larve si distinguono per il color crema e la caratteristica testa nera.

I primi 2 anni di diffusione in Italia sono stati molto problematici per gli agricoltori. Sia le coltivazioni in serra sia quelle in pieno campo sono state colpite duramente dalla Tuta. Interi raccolti sono andati perduti e il lepidottero sembrava inarrestabile. Non c’erano agrofarmaci specifici e l’assenza di nemici naturali ha fatto esplodere la popolazione. La lotta integrata si basava su informazioni provenienti dall’estero, prevalentemente dalla Spagna. Ma le strategie si rivelarono assolutamente inadeguate al contenimento del lepidottero (Nicotra, 2014).

Nella Piana del Sele, dove si concentra circa il 70% della produzione regionale di pomodoro da mensa, principalmente del tipo lungo raccolto a invaiatura come «insalataro», gli attacchi di Tuta hanno causato perdite fino al 60% della produzione.

Forti danni hanno interessato inizialmente anche il pomodoro da industria, soprattutto in conseguenza di attacchi tardivi, perché la mancanza di sintomi vistosi sui frutti colpiti in prossimità della raccolta ha reso spesso difficoltose le operazioni di cernita, portando all’inquinamento dei trasformati, con grave danno di immagine (Espinosa e Sannino, 2009).

La larva della Tuta, dalla seconda alla quarta età, penetra in tutti i tessuti del pomodoro: foglie principalmente, ma anche frutti (resi quindi incommerciabili) e fusto. Nei primi anni di diffusione particolarmente aggressivi erano gli attacchi ai nuovi impianti, nei quali le larve penetravano nella cima delle giovani piantine, compromettendone la crescita.

Dopo anni di tentativi e sperimentazioni in campo al momento la lotta è focalizzata sull’integrazione di prodotti chimici e naturali. La base è sempre la prevenzione con mezzi meccanici (reti). I trattamenti fogliari prevedono l’utilizzo frequente di prodotti di derivazione vegetale, come azadiractina e spinosad, uniti ai formulati contenenti Bacillus thuringensis. Questo tipo di trattamento permette di tenere sotto controllo la presenza di larve sulla coltura.

Il clorantraniliprolo sarebbe la sostanza attiva più efficace, ma il numero dei trattamenti deve essere necessariamente limitato a 2 per ciclo colturale.

Un’altra arma a disposizione degli agricoltori è rappresentata dall’introduzione del predatore Nesidiocoris tenuis, che riesce agevolmente a predare larve di prima e seconda età, oltre a nutrirsi anche di neanidi di Bemisia tabaci, altro parassita chiave del pomodoro e delle solanacee (Nicotra, 2014).

Adulto di Tuta absoluta. Fonte: www.tutaabsoluta.it
Adulto di Tuta absoluta. Fonte: www.tutaabsoluta.it