Vendita diretta: opportunità interessante per l’ortofrutta italiana

Diversificare l’attività aziendale permette, soprattutto per una certa categoria di aziende, di aumentare le possibilità di reddito. I nuovi Psr premiano queste scelte e la vendita diretta è in crescita continua

Il concetto di multifunzionalità legato all’azienda agricola non è una novità, se ne parla già dai primi anni 90 e in Italia il Decreto Legislativo 18 maggio 2001, n. 228 «Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell’articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57» istituisce una nuova configurazione giuridica e funzionale dell’impresa agricola ampliando lo spettro delle attività di sua competenza.

Da più di 15 anni questo fenomeno, che racchiude una serie di cosiddette «attività connesse», che vanno dalla vendita diretta in azienda dei prodotti agricoli fino alle fattorie didattiche, è oggetto di studi e analisi di mercato, oltre a una molteplicità di guide, manuali e trattati per chi vuole avventurarsi.

Chiariamo subito cosa si intende con «attività connesse»: la trasformazione, la lavorazione delle materie prime agricole di base e conseguente commercializzazione; la produzione di energia rinnovabile; le attività di contoterzismo e servizi analoghi; l’agriturismo e altre simili forme di diversificazione.

Trasformazione, lavorazione e commercializzazione delle materie prime agricole è un ambito molto interessante per le aziende produttrici di ortofrutticoli, anche perché, numeri alla mano, in Italia il sistema dell’agricoltura multifunzionale sta avendo un grande impulso; secondo l’Istat il numero di imprese agricole multifunzionali in Italia è aumentato del 48,4% dal 2010 al 2013 e oggi le aziende agricole che svolgono attività connesse ammontano a circa 113.000.

Ad essere più gettonata è, appunto, la trasformazione dei prodotti agricoli e va tenuto in debita considerazione il fatto che i programmi di sviluppo rurale per il settennio 2014- 2020 offrono la possibilità di utilizzare un’ampia gamma di interventi sostenuti da fondi pubblici per realizzare progetti di investimento in campi non prettamente legati alla fase della produzione agricola di base.

Ma quali sono i motivi alla base di questo forte interesse, anche istituzionale, verso la diversificazione delle attività agricole?

Prendiamo ad esempio la vendita diretta – segmento costituito da aziende soprattutto agricole ma anche di trasformazione, in prevalenza di piccole dimensioni che vendono parte della loro produzione come conseguenza naturale della trasformazione aziendale dei prodotti agricoli – e ipotizziamo che l’Azienda Agricola “Luigi Rossi”, produttrice di finocchio e altre orticole – che conferisce al 90% al Mercato Ortofrutticolo – intenda destinare parte della produzione alla vendita sul posto. Il suo successo, oltre che alla facilità di essere raggiunta e ovviamente alla reputazione della qualità dei suoi prodotti, può puntare sul fatto che il prodotto locale tranquillizza e «motiva» il consumatore. Secondo uno studio di Ismea, infatti, il consumatore è, in generale, tranquillizzato dall’idea di stare acquistando prodotto italiano, e ancor di più se si tratta di prodotti della propria regione, della zona in cui vive.

Inoltre, segnala sempre Ismea, nell’acquisto di prodotto locale può subentrare anche un senso di solidarietà, l’orgoglio per aver contribuito a sostenere l’agricoltura della zona, l’attività produttiva, il paesaggio. Avere successo in questo ambito, e quindi non limitarsi solo a creare un punto vendita anonimo all’interno di un capannone, non è semplice, servono determinate strategie di comunicazione, che possono essere anche semplicemente l’esposizione di cartelli, l’offerta di borsine per la spesa, magari con il giusto messaggio scritto sopra, fino a una vera e propria attività di rete con portali dedicati sul web.

Altro aspetto non di poco conto è che l’eliminazione di passaggi intermedi nella commercializzazione determina, ovviamente, un aumento della redditività, fermo restando che un consumatore medio si aspetta un prezzo di vendita presso un’azienda agricola uguale o leggermente inferiore a quello della Grande Distribuzione.

Stiamo parlando di un mazzo con moltissime carte: G.A. (gruppi di acquisto), mercati contadini (o Farmer’s market), vendita diretta aziendale, punti vendita collettivi, E-commerce, consegne domicilio, sagre locali, raccolta diretta in azienda, distributori automatici. Per aiutare chi fosse interessato a scegliere la carta che fa per lui Ismea ha creato un sito dedicato all’opportunità della vendita diretta: a questo link http://www.ismeaservizi.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/450 è possibile scaricare gratuitamente manuali e guide realizzate per supportare sia la nascita sia lo sviluppo di un progetto di vendita diretta e per sostenere la pubblica amministrazione a individuare modalità e strumenti di governance locali favorevoli alla filiera corta.

Per avere un’idea di come funziona oggi l’e-commerce dei prodotti ortofrutticoli a livello nazionale vi segnaliamo questo link www.testedirapa.it